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Cronaca Centro / Piazza Castello

PokémonGo mania: sorprese a Palazzo Madama, il museo sorride al fenomeno mondiale

Suggerimenti sui pokéstop, sulle palestre e su dove trovare i pokémon che si nascondono nei quattro piani del museo

(Spiegazione per chi non conosce Pokémon Go: si tratta di un gioco per cellulari smartphone che consiste nel catturare - usando la fotocamera e le mappe - buffi animaletti di fantasia sparsi in ogni luogo della città, ma molto più numerosi in luoghi di particolare interesse come parchi, piazze storiche, antichi palazzi e simili)

I Pokémon sono arrivati da ieri anche a Palazzo Madama. Il museo di piazza Castello è il primo in Italia, com'è nella tradizione torinese, ad aprire le sue porte al mondo, in questo caso a giocatori e allenatori di PokémonGo. E in pieno stile da madama torinese, nell'accogliere dà sia indicazioni sulla posizione dei Pokémon sia suggerimenti su come non disturbare chi non gioca (o chi gioca).

Palazzo Madama ospita diversi pokéstops e i pokémon si nascondono sui quattro piani del museo. Il museo, che invita ufficialmente i giocatori a fare foto e a condividere l'esperienza su tutti i social network, ha persino preparato per i giocatori uno speciale percorso tra le collezioni.

Tra i consigli innanzitutto la rete Free Madama Wifi aperta, a cui connettersi per giocare tranquilli senza consumare traffico dati sul telefono. A breve, assicurano, saranno predisposti anche punti di ricarica nel museo, per evitare di interrompere il gioco per la batteria scarica.

Ci sono poi i suggerimenti di buon senso, come non disturbare chi è lì per osservare le opere d'arte, e di stare attenti a non inciampare, per la propria incolumità ma anche per quella delle opere esposte...

Al piano -1 si trova il giardino e una sorpresa speciale che dal museo non vogliono svelare, mentre il consiglio migliori sia per i giocatori sia per tutti gli altri riguarda la Torre Panoramica, dove si trovano palestre e Pokéstop per i giocatori e un panorama emozionante su Torino per tutti, dal luogo che dopo oltre duemila anni resta uno dei più vivi di Torino.

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