Cronaca Corso Sebastopoli

Pedalare sotto la Mole: corso Sebastopoli, la pista che non è pensata per i ciclisti

Abbiamo pedalato per Torino al fine di scoprire i problemi delle piste ciclabili della città. In corso Sebastopoli la pista ciclabile è di fatto una gimcana, che ostacola le biciclette al posto che agevolarle

Probabilmente, chi ha progettato la pista ciclabile di corso Sebastopoli non è mai andato in bici. Bella, comoda, larga, sotto le piante: una pista perfetta, se non fosse per le continue, estenuanti interruzioni che la rendono del tutto inutile.

Basta percorrerla per capire che la pista ciclabile, inaugurata da appena due anni, è di fatto un percorso progettato per complicare la vita del ciclista, e non per facilitarla. Partendo da corso Allamano, all'altezza con via Castelgomberto ci si interrompe subito (sono poche centinaia di metri) e si deve scendere dalla bici, attraversare la strada al semaforo, arrivare all'incrocio con la via, attendere un altro semaforo per attraversarla, quindi aspettare il verde al terzo semaforo per ritornare nella banchina centrale di corso Sebastopoli e riprendere il proprio percorso. Naturale che i ciclisti preferiscano procedere nel viale, tra le auto.

Si dirà: l'interruzione in via Castelgomberto serve per collegarsi alla pista ciclabile presente sulla via (un tracciato disegnato sul marciapiede). Ma la stessa situazione si replica ancora, a tutti gli incroci. Per non parlare di quelli grandi, come quello con corso Siracusa, dove di fatto i ciclisti perdono almeno cinque minuti per attraversarlo a piedi. Insomma, la pista viene bocciata in pieno.

ciclabile sebastopoli 2-2"Sfido chiunque ad attendere, ad ogni incrocio, tre cicli semaforici - commenta Fabio Zanchetta, presidente di Bike Pride - Eppure se vuoi pedalare sulla banchina ciclabile centrale in corso Sebastopoli , devi metterti il cuore in pace. Poco importa se tutti disattendono questa formalità: in Comune han pensato che andasse bene lo stesso".

E fosse solo questo il motivo: in realtà, per le ridotte dimensioni del tracciato, la pista spesso è ingombra di auto e camion che sporgono e riducono lo spazio per i ciclisti. Un percorso a ostacoli, oltre che una specie di gimcana. Da una pista come questa, relativamente recente e di sicuro pensata per il bene del ciclista, ci si interroga se si tenga di più alla viabilità su quattro o su due ruote: la differenza sta tutta nell'attenzione alle esigenze di chi si trova a pedalare o di chi è seduto dietro un volante.

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