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Una petizione contro le strisce blu: "Su Spina 1 non le vogliamo"

Tra i corsi Rosselli, Lione e Mediterraneo è partita una protesta firmata dai negozianti e dai residenti. Sono 797 le firme raccolte e consegnate in Comune di Torino

Quasi 800 firme raccolte per dire no alle strisce blu. L’ultima protesta contro il caro parcheggi arriva dai residenti e commercianti della Spina Uno, tra le circoscrizioni Uno, Due e Tre. Il progetto del Comune di Torino di espandere le “odiose” strisce blu nell’area compresa tra largo Orbassano, piazza Marmolada e i corsi Adriatico, Racconigi, Lione e Mediterraneo non è andato giù ai cittadini dei quartieri Santa Rita, San Paolo e Crocetta che si sono presentati al diritto di tribuna per spiegare le ragioni che li hanno portati a dire no alla possibile realizzazione di parcheggi a pagamento sul viale della Spina 1.  

L’area, oggi interessata a numerosi cantieri, sta vivendo una fase di sviluppo cominciata con la copertura della ferrovia e con la realizzazione di nuovi insediamenti abitativi. Al contrario, però, l’amministrazione ha dato poco risalto all’argomento parcheggi. E così anno dopo anno sono sorti i problemi. Una situazione insostenibile soprattutto negli interni di corso Rosselli dove le auto, ogni giorno, parcheggiano violando il codice della strada. “Le macchine sono parcheggiate a spina di pesce - ha spiegato Alessandro Iocola, il primo firmatario -. Ma a ben guardare non bisognerebbe lasciarle così. Tuttavia questo si verifica perché nelle vicinanze non ci sono aree di sosta attrezzate”.

All’interno del supermercato di corso Rosselli è presente un grosso parcheggio che non si può utilizzare nelle ore notturne. “Anche questo non ci aiuta – aggiunge Giuseppe Colace, un altro firmatario -. L’amministrazione dovrà tener conto di questo problema oppure continueremo a protestare”. I residenti non hanno intenzione di mettere mano al portafoglio, i commercianti devono già vedersela con la crisi. “Basta con i disagi e basta con questa idea delle strisce blu” ha concluso Luigi Caldarella, il terzo firmatario della petizione.

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