Cronaca

Torino amata dagli stranieri: i 5 personaggi storici che vi soggiornarono

Tra scrittori, intellettuali e filosofi, sono molti i personaggi stranieri illustri che hanno amato Torino. Ne abbiamo selezionati cinque, di cui vi riportiamo le citazioni più belle

Oggi Torino è una meta turistica di grande popolarità a livello internazionale. Fino a non molti anni fa, tuttavia, era abbastanza raro vedere per le strade del centro o davanti a qualche museo gruppi di persone armati di mappe, guide e macchina fotografica.

Ma in epoche più lontane, prima che nell'immaginario pubblico Torino fosse quasi solo la “città della Fiat”, sono moltissimi i personaggi illustri che hanno visitato il capoluogo piemontese: alcuni per brevi soggiorni, altri sono rimasti a viverci per parecchio tempo. Tra le antiche vie e davanti ai palazzi storici, intellettuali, scrittori e filosofi si sono regolarmente innamorati della nostra città, di cui hanno tessuto le lodi in tutto il mondo.

Ecco una selezione di 5 grandi personaggi stranieri che hanno visitato e amato Torino (al contrario di Dostoevskij, che l'ha definita “noiosa” e “odiosa”, e del Marchese de Sade, che non amò né la citta “regolare e noiosa” né i torinesi “tristi e superstiziosi”).

Mark Twain

Lo scrittore americano del Missouri, famoso per il romanzo sulle Avventure di Tom Sawyer”, è stato a Torino nel 1878. Un luogo che lo affascinò in particolare fu l'allora nuova Galleria Subalpina, che descrisse come “un ampio e lungo caseggiato luccicante dei negozi più perversamente attraenti, che è coperto di un tetto di vetro, altissimo e lastricato dai marmi di delicata tonalità, composti in graziosi motivi”. Della bellezza del centro e dei portici scrisse anche che “Torino è una bellissima città. Come spaziosità supera, io penso, tutto ciò che è mai stato immaginato prima(...). Le vie sono straordinariamente ampie, le piazze lastricate prodigiose, le case enormi e ben fatte (...). I marciapiedi sono larghi quasi come le vie ordinarie in Europa, e sono coperti da un doppio portico retto da colonne e grossi pilastri di pietra. Uno cammina dall'una all'altra di queste spaziose vie sempre al riparo, e tutto il suo tragitto è fiancheggiato dai negozi più graziosi e dai ristoranti più invitanti”.

Friedrich Nietzsche

Il grandissimo filosofo tedesco visse dal 5 aprile al 5 giugno 1888 e dal 21 settembre di quell'anno all'inizio del 1889 in un appartamento ammobiliato in via Carlo Alberto 6. In quella casa il filosofo scrisse il celeberrimo “Ecce homo”. A proposito di Torino, Nietzsche parlava di “meravigliosa limpidezza, colori d'autunno, uno squisito senso di benessere diffuso su tutte le cose", definendo, in una delle tante lettere scritte qui, la città una “scoperta capitale” e l'aria che vi si respirava come “secca, energizzante, allegra”. “Trovo che qui valga la pena di vivere sotto tutti gli aspetti” scrisse ancora. Una lapide in via Carlo Alberto, preparata dallo scrittore Rubino, è stata apposta per il centenario della sua nascita

Nicolai Gogol

A differenza del “collega” Dostoevskij, l'autore de “Le anime morte” si trovò bene durante il suo breve soggiorno effettuato nel marzo del 1837. “La capitale del Regno di Sardegna non è seconda a nessun’altra città per magnificenza” ebbe a dire Gogol della nostra città, di cui ammirava sia i palazzi sia gli abitanti.

Herman Melville

Lo scrittore americano autore del capolavoro “Moby Dick” passò da Torino durante il suo viaggio in giro per l'Europa, in Italia giunse nel 1857. Tra colazioni in via Po, passeggiate sotto i portici, escursioni in collina e visite a tutto il centro (aveva l'albergo in piazza Castello, e anche lui si innamorò delle gallerie del centro), ebbe ad annotare che “Torino è più regolare di Filadelfia. Le case son tutte d’un taglio, d’un colore, della stessa altezza. La città sembra tutta costruita da un solo imprenditore e pagata da un solo capitalista. Singolare l’effetto di starsene sotto gli archi del Castello osservando all’ingiù la vista di Via di Grossa fino al Monte Rosa e alle sue nevi”.

Alexandre Dumas (padre)

Anche l'autore dei “Tre Moschettier” è stato a Torino. Soggiornò brevemente in città nel 1852, e anche lui fu estremamente colpito dai bar storici della città. In particolare, scrisse, “tra le cose notate a Torino, non dimenticherò mai il bicerìn, un’eccellente bevanda composta di caffè, latte e cioccolata che si serve in tutti i caffè”.

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