Cronaca

Perché i cuneesi guidano “male”? La colpa storica è dei torinesi

È uno dei luoghi comuni più radicati tra i torinesi, ma forse la colpa potrebbe essere proprio di chi accusa

L'immagine classica è quella di un anziano che guida col cappello una vecchia auto targata CN; ma in generale non c'è torinese che alla vista di una macchina targata Cuneo non abbia mai rallentato o anche solo pensato di fare attenzione. “Quelli di Cuneo non sanno guidare” si dice in questi casi.

In genere, a sostegno di questo pregiudizio si dice che nella provincia Granda non ci sono i semafori, il traffico e l'obbligo di avere i riflessi pronti come in città, dove ogni secondo perso può portare a un rallentamento sgradito. Ma questa eccessiva tranquillità e questa scarsa abitudine ad avere a che fare con gli altri veicoli di cui accusiamo i cuneesi potrebbe non essere tutta colpa loro; anzi, se si guarda alla storia i colpevoli potremmo essere proprio noi torinesi.

Fin da prima che fossero inventati i mezzi a motore, la mano da tenere (il senso di marcia) per chi procedeva a piedi o a cavallo lungo una strada non era sempre uguale per tutti e ovunque: in genere i cavalieri tenevano la sinistra per sguainare più facilmente la spada con la destra, ma i pedoni tenevano la destra per essere più sicuri quando incrociavano una carrozza.

Con l'arrivo delle primi automobili e carri, la situazione non fu affatto risolta in maniera chiara. Anzi, il Regio decreto n. 416 del 28 luglio 1901 confermò il diritto di ogni provincia di scegliere la direzione di marcia dei veicoli. Una situazione molto confusa, che causò non pochi problemi durante la prima guerra mondiale e che durò finché nel 1923 Mussolini, colpito da un incidente capitato a un suo amico milanese, emanò un decreto che impose di tenere la destra.

Adeguare strade, segnali e soprattutto abitudini fu molto lungo. In molte grandi città, infatti, le autorità e i prefetti sostenevano che fosse meglio istituzionalizzare il lato sinistro. Fu il caso ad esempio di Torino, dove il prefetto si espresse per mantenere l'usanza torinese di tenere il centro della strada alla propria destra. Un'usanza che i primi automobilisti torinesi dovevano scordare una volta usciti dalla città, perché nelle zone rurali si manteneva la destra. Come succedeva ad esempio a Cuneo, i cui frequenti scambi commerciali con Torino avranno sicuramente causato non pochi incidenti, e un luogo comune torinese che – considerato il codice della strada che alla fine ha prevalso – accusa forse ingiustamente i cuneesi.  

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