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"I treni sono la mia casa": sfrattato per sopravvivere viaggia in treno

Silvano, classe 1932, ha speso la sua vita per gli altri. Ora vive nei treni di mezza Italia. La sua salvezza è il pass da invalido, che gli permette di viaggiare gratis

I capelli bianchi pettinati con cura, la fronte vasta, increspata da rughe che raccontano una vita intera; le mani un po’ tremanti strette sopra un vecchio zaino nero. Ma quello che più colpisce di quest’uomo è lo sguardo, carico di una dolcezza che comunica, però, tanta rassegnazione. Magari vi sarà capitato di incontrarlo, il signor Silvano. Alla banchina di una stazione, o più probabilmente su un treno. Forse era il vostro vicino di posto. Gli avete parlato? No? Male: anche se non è di molte parole, il signor Silvano ha una storia incredibile da raccontare.

Su una panchina di Porta Nuova, Silvano, classe 1932, è in attesa che arrivi il suo treno. Quale? Uno qualunque. Per lui non ha importanza dove il treno è diretto, ma cosa troverà all’arrivo. Silvano non ha una casa: passa la sua vita sui treni tra Piemonte, Lombardia e Liguria, sperando che nel paese in cui scenderà qualcuno potrà aiutarlo. “Ogni giorno mi sposto, verso i luoghi nei quali so di poter ottenere qualcosa da mangiare – confessa – Come dai salesiani di Alassio o Imperia, oppure all’istituto don Orione di Sanremo. Un panino riesco quasi sempre ad averlo”. Il problema, lo avrete capito, è procurarsi il cibo per la giornata. Silvano si adatta come può, conosce tutti gli istituti benefici, e gira un po’ da uno e un po’ dall’altro per mangiare e per avere del calore umano.

Per poter viaggiare, Silvano ha escogitato un metodo del tutto originale. La sua fortuna – se così si può dire – è stata la sua malattia. Anni addietro, dopo un’embolia, era stato dichiarato invalido, e gli era stato rilasciato il tesserino che ora è l’unico suo vero bene. Con quel titolo di libera circolazione può salire e scendere da tutti i treni, senza pagare e rimanendo al caldo. I treni sono così diventati la sua casa: in treno mangia, dorme, vive. Per non mendicare, per non finire sotto un portico, si è ridotto a vivere in questo modo: una corsa continua, un incessante saliscendi dai treni. Quando un convoglio arriva a Porta Nuova, verso mezzanotte, Silvano sa che fino alle 5 del mattino non ripartirà: sale in una carrozza, si accoccola e, con lo zaino nero sotto la testa (ha paura che glielo rubino, come è già successo), si addormenta.silvano toniolo treno-2

Sognando, rivive probabilmente la sua vita. Ottant’anni di beneficienza, passati in Uganda, a Kampala, per aiutare il prossimo come missionario laico. Tornato a Torino, Silvano ha vissuto in una casa messa a disposizione dalla parrocchia gratuitamente; finché la gestione dell’immobile non è cambiata, e i nuovi proprietari lo hanno cacciato, pretendendo anche anni e anni di affitti arretrati. Silvano e suo nipote non potevano pagare avvocati: sono finiti in strada. E così, da otto mesi, per l’anziano missionario la vita si è trasformata in un continuo viaggio nei treni. Anche incontrare il nipote è difficile: avviene ogni tanto, quando il treno torna a Torino.

Ironia della sorte: la vecchia mansarda, dove Silvano e nipote vivevano, è ancora sfitta. Ma loro non possono tornarci. Hanno però bisogno urgentemente di una casa: hanno fatto richiesta per una casa popolare. Hanno ottenuto 22 punti, moltissimo, e la loro domanda è stata accettata. Ma entrambi sono ancora senza un tetto. E sono al limite della rassegnazione. “Per quale motivo, se la nostra richiesta è stata accolta, sono ancora ridotto in mezzo ad una strada? – si sfoga l’ottantenne – Vorrei una casa, è l’unica cosa che chiedo, per poter passare in tranquillità la vecchiaia”. Nell’attesa, Silvano viaggia in treno per l’Italia. “Meglio così che stare fermo sotto i portici – spiega – in questo modo viaggio, passo il tempo e cerco di sopravvivere”.

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