Cronaca

Mense scolastiche, oltre la metà del cibo finisce nella spazzatura

Oltre il 60 per cento della pasta nelle mense finisce nella pattumiera. Gli scarti salgono quasi al 70 per cento se si parla di secondi

Da una parte lo spreco del cibo, con bidelle che ogni giorno, al termine del turno di lavoro, gettano ingenti quantità di scarti nella pattumiera. Dall'altra le proteste dei genitori che da tempo chiedono che il proprio figlio, anzichè usufruire della mensa e pagare veri e propri salassi per pasti che, di fatto, non vengono consumati, puntano sul diritto di ogni alunno a portarsi il pasto da casa. Una richiesta che è finita anche in Tribunale a Torino e che, malgrado una sentenza di rigetto, continua a farsi valere.

La petizione creata da CaroMensa Torino - un folto gruppo di genitori agguerriti - ha quasi raggiunto i 1000 sostenitori e a dicembre è previsto il ricorso alla sentenza emessa dal Tribunale di Torino in Corte d'Appello. A fronte di una normativa che neppure a livello europeo vieta il consumo dei pasti portati da casa all'interno degli edifici scolastici, il Tribunale di Torino ha comunque bocciato il ricorso dei genitori poichè "non è configurabile un diritto soggettivo dei ricorrenti a ottenere la prestazione" e quindi sottrarsi dal servizio di refezione scolastica che, peraltro, costa alle famiglie un vero e proprio salasso. Soprattutto a fronte di uno spreco ancor più considerevole: a fine giornata sono, infatti, molte le quantità di cibo "non consumato" o scarti che finiscono nella pattumiera. Secondo un'indagine condotta da Ul-Conal (società internazionale di consulenza e analisi agro-alimentare) oltre il 64 per cento della pasta al pomodoro finisce nella spazzatura, per non parlare dello spezzatino di manzo che raggiunge quota 70 per cento di scarto.

"Le ragioni igienico sanitarie espresse dal Comune di Torino e che impediscono di consumare il pasto portato da casa non esistono - ci spiega l'avvocato Giorgio Vecchione, legale di CaroMenda-. Da sempre gli alunni portano nella propria cartella merende e merendine di ogni genere, confezionate e preparate dai genitori". Di fatto anche l'Asl To1, a tal proposito, non aveva evidenziato nessuna norma che vietasse il consumo di pasti da parte degli alunni portati da casa.

La "battaglia del panino" come è stata più volte ribattizzata la campagna di CaroMensa continuerà a dicembre alla Corte d'Apello con il ricorso presentato contro la sentenza del Tribunale di Torino: "In alcune altre realtà la proposta è stata già accolta e gli alunni si portano il pranzo da casa - continua Vecchione - . Non capisco perchè in Piemonte non possa accadere lo stesso". E' il caso dell'Asl di Brescia che, dopo una proposta avanzata dal Movimento Cinque Stelle e una petizione, ha dato l'ok per il panino da casa. A Torino la petizione ha raggiunto quasi i 1000 sostenitori, ma punta a molto di più. Ce la farà?

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