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Panama Papers, ora indaga la guardia di finanza di Torino

La vicenda relativa alla più grande fuga di notizie in ambito finanziario finisce sul tavolo del nucleo di polizia tributaria del capoluogo piemontese, che indagherà per riciclaggio

La vicenda dei “Panama Papers” finisce sul tavolo della guardia di finanza di Torino. E’ di oggi infatti la notizia che il nucleo di polizia tributaria, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, avvierà le indagini sulla base del reato di riciclaggio.

L’attività in questione, per la quale gli investigatori sono stati incaricati di acquisire dati e informazioni sui contenuti della mega-lista e avviare le procedure per la sua acquisizione, si inserisce nell’ambito di una serie di indagini per riciclaggio già avviate nel 2015 dalla polizia giudiziaria - e anch’esse coordinate della Procura della Repubblica di Torino - e per le quali sono ora in approfondimento le posizioni di numerose società panamensi riconducibili all’ormai famoso studio legale Mossack Fonseca. 

Nel mega-dossier, contenente la bellezza di 11 milioni di documenti - e che rappresenta la più grande fuga di notizie di sempre in ambito finanziario - sono presenti i nomi di alcune fra le persone più potenti del mondo, tra cui il re dell’Arabia Saudita Salman, l’ex emiro del Qatar Hamad Al Thani, il presidente dell’Argentina Macrì e quello ucraino Poroshenko, oltre al calciatore Lionel Messi e ai presidenti di Russia e Cina Putin e Xi Jinping e al premier inglese Cameron, sebbene questi ultimi tre non vengano citati direttamente. Tra gli italiani, da segnalare la presenza nei testi del presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo e dell’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli.

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