Cronaca Centro / Via Riberi, 2/a

Palazzo di sette piani sotto la Mole Antonelliana: c'è lo stop dal Ministero

Continua a far discutere l'ipotesi di costruire un edificio in via Riberi: è di due giorni fa il sollecito del Ministero alla Soprintendenza per imporre nuovi vincoli a protezione dell'area

Le posizioni sono ormai nette. Da una parte Mauro Barrera, portavoce e ideatore del comitato “Salviamo la Mole”; dall’altra Mario Viano – Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino. Al centro, attendista, si pone Luisa Papotti, Soprintendente per i Beni architettonici e Paesaggistici.

L’oggetto del contendere, ovviamente, l’edificio di via Riberi 2, a pochi metri dalla Mole Antonelliana, che secondo i detrattori rischierebbe di rovinare la vista del monumento simbolo di Torino. Secondo le intenzioni del suo progettista -  il prof. Gustavo Ambrosini, docente del Politecnico di Torino – il palazzo dovrebbe integrarsi alla perfezione con la Mole. Alla sua realizzazione dovrebbero partecipare artisti del calibro di Mainolfi e Zorio. Tutto semplice a parole, ma all’atto pratico così non è.

La zona d’interesse della Mole, infatti, è vincolata dal 1995 a un Piano Regolatore e, con esso, a una serie di paletti riguardanti l’edificazione in quest’area: eventuali ristrutturazioni e riconversioni devono tenere conto dell’architettura preesistente. Con l’approvazione della variante al PRG n.182 da parte del Consiglio Comunale, sono però iniziati i problemi: questa consente la demolizione e la ricostruzione delle strutture edificate in via Riberi, tra cui la fabbrica dismessa protagonista della polemica. Di qui, il veto della Soprintendenza che obbliga a lasciare libero il cono visuale da Via Sant’Ottavio, in modo da ammirare il monumento dell’Antonelli nella sua interezza. Ciò non ha impedito al Comune né di mettere all’asta l’area per 2.600.000 euro, né di approvare la sopraedificazione della fabbrica, portandola a essere così di sette piani, forse cinque.

L’ “eco-mostro” – così è stato definito dagli oppositori – ha smosso gli animi di chi, come Mauro Barrera, vede in esso un modo per deturpare il simbolo della città. A fare da coro al suo punto di vista, non solo le 1.063 firme finora raccolte nella sua petizione, ma anche molti dei residenti. “La Mole Antonelliana è il monumento simbolo della città, divenuto un’icona dalle Olimpiadi del 2006” afferma un’intervistata; dello stesso avviso è anche un’altra Torinese: “ci sono posti che credo non debbano essere intaccati; il centro di Torino è uno di questi, così come tutti i posti che portano con sé la storia di una città”.


Eppure non tutti i pareri sono unanimi: “ La Mole è stata concepita ed edificata secondo le regole urbanistiche ordinarie che hanno presieduto la costruzione della città storica: l’altezza delle fronti, le cortine continue e gli isolati definiti dalla viabilità. Non vedo perché fare un distinguo nel caso del monumento in questione” ha affermato Mario Viano, che poi ha così proseguito: “La vicenda è stata innestata  da motivi di carattere economico-finanziario: il bisogno di recuperare risorse”. A prendere le parti di Mauro Barrera e del suo comitato ci ha pensato però il Ministero: è di due giorni fa il suo sollecito alla Soprintendenza per imporre nuovi vincoli a protezione dell’area circostante il monumento. La campagna iniziata da “Salviamo la Mole” è appena all’inizio e si presenta difficile, ma il pronto intervento ministeriale tutto fa presagire, meno che sia una battaglia contro i mulini a vento.

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