Cronaca Santa Rita / Via Filadelfia

Palanuoto, l'assessore allo Sport Finardi: "Presto un bando per la concessione"

Ci sarebbe una soluzione all'orizzonte per le vicende complicate di gestione della struttura sportiva di via Filadelfia e per le controversie con la Federazione Italiana Nuoto

Vanno verso la risoluzione le vicende complicate di gestione del Palanuoto di Torino di via Filadelfia. Lo ha assicurato il neo assessore allo Sport della Giunta Appendino, Roberto Finardi. L'impianto, a partire dal 10 maggio 2011, data della sua consegna alla città, fino ad oggi è stato gestito - su incarico del Comune - dalla Federazione Italiana Nuoto in via del tutto "sperimentale", a blocchi di pochi mesi alla volta, senza una concessione vera e propria.

Di fatto quindi, la situazione continua ad essere in qualche modo instabile e senza garanzie per il futuro, nè per la Fin - che ha sempre reputato la struttura un fiore all'occhiello per il nuoto agonistico nazionale e si è impegnata a gestirla al meglio - nè per lo stesso impianto.

Il futuro della struttura dunque, fino a pochi giorni fa, sembrava ancora incerto. Ma oggi, per il Palanuoto, ci sono finalmente delle novità:  "Tutte le concessioni vengono affidate tramite bando - ha spiegato Finardi - e dopo la concessione "sperimentale" dello Stadio del nuoto alla Fin, fra le due parti è sorta inevitabilmente una situazione di contenzioso".

Già perchè quando si tratta di "affidamento degli spazi", i costi di gestione e del personale sono a carico del Comune mentre quando si parla di concessione vera e propria, le spese sono sostenute dal concessionario: si è creato così un diverbio a proposito di un disavanzo su quello che restava da pagare e quello che le due parti presumevano di avere speso. "Ma la situazione per fortuna, sedendosi con calma attorno a un tavolo, si può dire che sia stata risolta - ha spiegato Finardi -. Lavoreremo infatti a un bando al quale la stessa Federazione parteciperà". 

Nata con l'idea di ospitare le più importanti competizioni nazionali e internazionali, la struttura sportiva, progettata dall'architetto giapponese Arata Isozaki e dagli italiani Pier Paolo Maggiora e Marco Brizio e terminata nel 2011, ha avuto - sin dalle fasi della sua progettazione - poca fortuna.  Lo stadio del Nuoto torinese doveva essere pronto già nel 2005 ma errori grossolani nei progetti mandarono in stallo il cantiere e diedero il via a una battaglia legale fra Comune di Torino e azienda appaltatrice. Con il fallimento di quest'ultima, i lavori ripresero solo nel 2009 e due anni dopo l'impianto fu finalmente consegnato alla città.

Ma il Palanuoto non è stato esente da critiche da parte degli addetti ai lavori, anche per ciò che riguarda le caratteristiche tecniche della vasca. I regolamenti internazionali prevedono che per permettere lo svolgimento di sfide olimpiche la vasca debba disporre di 10 corsie da 2,5 m di larghezza ciascuna per 50 metri di lunghezza. La vasca dal Palanuoto invece è lunga 50 metri ma è larga solo 20 metri anzichè 25 e le corsie sono 8 anziché 10.

Anche la vasca sotterranea per i riscaldamenti non rispetta le misure regolamentari: è larga la metà di quella di cui dovrebbe essere dotata un impianto olimpionico. La spiegazione tuttavia è presto data: il Palanuoto è nato per ospitare manifestazioni nazionali ed europee, non certo olimpiche. Un impianto olimpionico dovrebbe disporre di almeno 6000 posti a sedere mentre il Palanuoto ne ha solo 1200 e se allungare una vasca di 5 metri per renderla regolamentare non avrebbe costituito una grande spesa, creare il posto per gli spettatori avrebbe aumentato di molto le dimensioni e i costi complessivi della struttura.

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