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Cronaca Barriera di Milano / Strada dell'Arrivore, 94

Strada dell'Arrivore, luci e ombre del progetto Orti Urbani

Il progetto degli orti urbani è nato nel 2007. Gli anziani del quartiere sono soddisfatti, ma non mancano i problemi: "I furti sono frequenti e la tassa sull'acqua è molto più alta del previsto"

Carmelo Figus è uno dei 170 pensionati, over 65, che hanno aderito all’iniziativa indetta dalla sesta circoscrizione per la costruzione di orti urbani in strada dell’Arrivore. Orto 94, cento metri quadri coltivati a pomodori, zucchine, melanzane e quant’altro.

NUOVA VITA - “La verdura che produco non è sufficiente per la sussistenza" dice il signor Carmelo, “né tantomeno per venderla, cosa peraltro non prevista dal contratto con il comune. Ciononostante quest’attività mi ha dato nuova vita dopo la pensione, allontanandomi dalla poltrona e permettendomi di imparare un mestiere nuovo”.

Mostra con fierezza gli ortaggi coltivati e spiega di essere un camionista pensionato, e di non aver mai lavorato nei campi in precedenza. “Ho imparato molto qui, e molto mi hanno insegnato i miei vicini. Il lavoro che svolgiamo qui, a volte anche otto ore al giorno, ci permette di socializzare e aiutarci a vicenda, scambiandoci quel che abbiamo coltivato e organizzando tornei di carte nei nostri orti”.

LA STORIA - I primi cento orti di strada dell’Arrivore sono stati assegnati il 5 ottobre 2007 dal Comune di Torino, in linea con una politica ventennale di salvaguardia del settore primario nell’area urbana: risale al 23 luglio 1986 il “Regolamento 164 per l’assegnazione e la gestione degli orti urbani”, a sua volta volto alla tutela e alla promozione del Verde Pubblico. Lo spazio dedicato all’agricoltura nell’area del torinese, radicalmente diminuito durante l’espansione urbana del secondo dopoguerra, copriva allora circa 150 ettari. Oggi in Torino si contano 330 orti urbani, principalmente in Barriera di Milano, Falchera, Mirafiori e sulle rive del Sangone.

orti urbani torino-2I PROBLEMI - L’obiettivo di fondo del progetto è di affiancare alle sfide globali di una città in crescita un riscatto della dimensione locale, con particolare attenzione alle fasce più deboli della società – in particolare gli anziani. Purtroppo però in strada dell’Arrivore non tutto va come dovrebbe. Alla richiesta di un parere sui problemi di sicurezza della zona il signor Carmelo aggrotta le ciglia: “I nostri campi sono recintati, ma c’è ugualmente chi la notte vi fa irruzione rubando quel che trova. Abbiamo dovuto togliere tutti i lucchetti, altrimenti avrebbero continuato a distruggere porte e cancelletti. Quel che è peggio è l’omertà degli abitanti del quartiere, timorosi di aiutarci a far luce sui colpevoli. Anche il comune preferisce lasciar correre piuttosto che trovare una vera soluzione”. Profila anche la possibilità di una ronda notturna, che per ovvie ragioni è stata scoraggiata dal comune.


UN'OTTIMA IDEA, MA... - I problemi non finiscono qua: “Ai piccoli costi di affitto e alle perdite causate dai frequenti furti” continua Figus, “si aggiunge la tassa per l’uso dell’acqua, che arriva dall’acquedotto: secondo il progetto originario avremmo dovuto essere riforniti gratuitamente dalle acque del lago artificiale costruito poco lontano proprio a questo scopo, ma alcuni accertamenti hanno dimostrato che quell’acqua era inservibile”. Un paradosso, ed una dimostrazione del fatto che non basta un’ottima idea. È un’utopia? Possibile, ma cosa succederà quando non si tratterà più di due chilometri quadrati di orti ma di grandi sfide su scala cittadina e nazionale?

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