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"Brindare a km 0", se lo spumante fa rima con Torino

Per i piemontesi lo spumante è sinonimo di Asti. Ma per l'invenzione dei fratelli Gancia è stato fondamentale l'apporto di Torino

A Natale e Capodanno scorre più dell'acqua, ma anche nel resto dell'anno qualunque occasione è buona: compleanni, diplomi, lauree, fidanzamenti, matrimoni, anniversari e ricorrenze di ogni genere sono (quasi) sempre accompagnati da un brindisi a base di spumante.

In Italia i vini di questo tipo sono numerosi e di ottimo livello, ma in Piemonte spumante è per molti sinonimo di Asti: è dall'Astigiano infatti che arrivano i vitigni e i nomi più noti dello spumante italiano. Tuttavia, ripercorrendo la storia dello spumante fino all'Ottocento, si scopre che da Torino è arrivato un apporto fondamentale per questa innovazione enologica italiana che porta la firma dei fratelli Gancia.

Nato nel 1829 a Narzole, in provincia di Cuneo, dalla famiglia di un viticoltore, Carlo Gancia si trasferì a Torino per frequentare studi di farmacia e chimica, grazie ai quali poté compiere i suoi esperimenti enologici. Poco dopo riuscì a farsi assumere alla Dettoni & C., una prestigiosa liquoreria che si trovava in Piazza Castello.

Nella nostra città Gancia si dedicò a esperimenti per un nuovo tipo di vermut, utilizzando il moscato. Ma poi ci fu il trasferimento nella zona di Reims, dove in quel periodo era divenuto molto popolare lo champagne. In Francia rimase un paio d'anni a lavorare e a carpire segreti e tecniche del metodo classico (o champenoise, quello della rifermentazione naturale in bottiglia): il suo obiettivo era semplificarne il procedimento utilizzando le uve moscato, consentendo così un risparmio di lavorazione e di tempo, nonché un abbassamento dei costi di produzione.

Per trasformare le sue idee in realtà, Carlo tornò in Italia, ancora nel Torinese. Fu infatti in una cantina di Chivasso che a soli 21 anni, nel 1850, insieme al fratello Edoardo fondò la “Fratelli Gancia”. La cittadina a nord est di Torino è da sempre un collegamento importante tra l'astigiano e il torinese, cioè tra la zona dei vitigni e quella del centro politico regionale. Infatti i Gancia cercarono l'aiuto di Camillo Benso conte di Cavour per ottenere una legge che consentisse di impiantare nuove vigne del moscato, il vino al centro dei suoi esperimenti, ma nonostante l'aiuto di Cavour la nuova legge non fu approvata. I fratelli non si diedero comunque per vinti, e nel 1865 Carlo produsse il “Primo Spumante Italiano”, togliendo gli sciroppi richiesti dalla lavorazione francese e firmando l'ennesima scoperta che da Torino e dal Piemonte ha raggiunto l'Italia e il mondo.

CURIOSITÀ

Una leggenda nota in Italia ma anche all'estero dice che per mantenere l'effervescenza dello spumante una volta aperto e conservato in frigo è necessario mettere come “tappo” un cucchiaino, possibilmente d'argento. Uno studio scientifico condotto in Francia nel 1995 ha smentito questa eventualità.

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