Poliziotto penitenziario ucciso da un collega (poi suicida): il ministero condannato a risarcire i familiari

Un milione di euro

Il carcere delle Vallette, dove avvenne il tragico episodio

Un milione di euro. E' la cifra con cui il ministero della giustizia dovrà risarcire i familiari dell'ispettore capo di polizia penitenziaria Giampaolo Melis, ucciso a colpi di pistola la mattina del 17 dicembre 2013 nel carcere delle Vallette dall'assistente capo Giuseppe Capitano, suicidatosi subito dopo. L'uomo aveva 52 anni.

Lo ha stabilito venerdì 16 marzo 2018 il giudice monocratico civile Anna Castellino, che ha accolto le istanze degli avvocati Paolo Romagnoli ed Eugenio Durando. L'inchiesta penale, condotta dal pm Cesare Parodi, era stata archiviata inevitabilmente per la morte del reo, ma secondo i due legali c'era un altro colpevole, sia pure non penalmente perseguibile: chi avrebbe creato, all'interno del penitenziario, una sorta di bomba a orologeria e chi avrebbe sottovalutato la situazione.

"Nonostante le plurime reiterate ed accorate denunce in più sedi - scrive il giudice - la situazione di grave malessere è stata colposamente sottovalutata da chi aveva il potere e dovere di intervenire per assicurare un ambiente lavorativo il più possibile sereno nello svolgimento di importante e delicate funzioni degli agenti di polizia penitenziaria". Il magistrato cita anche le comunicazioni dell'Osapp, sindacato di polizia penitenziaria, che da diversi anni aveva scritto al ministero per sottolineare la situazione. "La tensione e il timore - aveva scritto l'allora segretario regionale Gerardo Romano, oggi vicesegretario generale - sono altissimi e devastanti: in istituto aleggia un clima di risentimento e rancore, tanto che si teme possa accadere qualcosa di davvero grave".

E Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, oggi aggiunge: "Lungi dal dichiararci purtroppo facili profeti di sventura, constatiamo con rammarico che la tragedia accaduta al carcere Lorusso e Cutugno di Torino, secondo il Tribunale, si sarebbe potuta evitare se gli organi dell'amministrazione preposti in sede locale, regionale e nazionale avessero adottato per tempo le necessarie misure di carattere preventivo ed intese a mitigare il clima pesantemente esasperato che si era instaurato nella struttura". Il sindacalista chiede anche che "coloro che si sono oggettivamente dimostrati responsabili delle disattenzioni non siano posti più nelle condizioni di esercitare funzioni di gestione-organizzazione, a livelli di vertice, a Torino come altrove, nei confronti del personale di polizia penitenziaria (come ci risulta tuttora ancora sia) e che la Corte dei Conti attribuisca debitamente l’onere del danno subito dall’erario non a carico di un ordinario capitolo di bilancio del ministero della Giustizia e quindi, sostanzialmente nei confronti di tutti i cittadini, bensì a carico di coloro che giusta sentenza non hanno esercitato per tempo e fino in fondo, se non a tragedia consumata, il proprio dovere-potere di intervento".

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