Omicidio-suicidio in un appartamento: spara alla compagna e poi si uccide

Tre i colpi esplosi

La polizia sul luogo dell'accaduto

Omicidio-suicidio in un appartamento di via Coppino, 122 a Torino, nella mattinata di oggi, venerdì 9 marzo 2018. Si tratta di una coppia di anziani coniugi trovati morti al primo piano dello stabile.

Secondo una primissima ricostruzione il fatto sarebbe avvenuto in cucina: l'uomo, Giulio Gauna, avrebbe sparato due volte alla testa della storica compagna, Vera Sartore, e poi si sarebbe ucciso con un colpo della stessa arma regolarmente denunciata. Lui aveva 90 anni, ed era un ex elettricista, lei 88 anni ed era una ex negoziante in pensione. 

Alla base del gesto potrebbero esservi motivi riconducibili alla salute della moglie anche se non è stato trovato alcun biglietto. Sul posto la squadra mobile della polizia e il 118 che non ha potuto fare altro che constatare il decesso della coppia che viveva in quell'alloggio da oltre 40 anni.

Nessuno ha sentito gli spari

L’allarme è scattato nella tarda mattinata perché una delle loro nuore non riusciva a contattarli. Nella serata di giovedì 8 marzo i coniugi sono stati visti entrambi quindi la tragedia è avvenuta in tarda serata o nel corso della notte, ma nessuno ha sentito gli spari.

La coppia non aveva figli in comune, ma un figlio maschio ciascuno avuto da precedenti matrimoni. La nuora che ha chiamato è la moglie del figlio della signora che è morto due anni fa.

I vicini: "Una coppia molto affiatata"

Secondo i vicini e i conoscenti dei Gauna, l'uomo "era ancora molto innamorato della sua compagna" ed è probabile che spararle sia stato visto da lui come un estremo atto d'amore per non vederla soffrire negli ultimi anni della sua vita. Allo stesso tempo, lui si sarebbe sparato perché non riusciva a vivere senza di lei. Per tutti erano ancora "una coppia molto affiatata" nonostante il tempo che è passato inesorabilmente.

Uno storico partigiano torinese

Oltre a essere stato un elettricista, Giulio Gauna era stato un partigiano durante la guerra di liberazione ed era noto con il nome di battaglia di Canguro. Aveva fatto parte della divisione Vincini, per un solo giorno della brigata Ferrero e infine della brigata Curiel. E' probabile che proprio in quell'esperienza, giovanissimo, abbia imparato a usare le armi.

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