Cronaca Piossasco / Via del Campetto, 33

Architetto ucciso a Piossasco, il presunto killer inchiodato da testimoni e cellulari

Gli altri arrestati si proclamano innocenti

"L’ho fatta io sta cazzata, l’ho ammazzato io". Emirjon Margjini, 29enne albanese, avrebbe raccontato a più persone di essere l'autore materiale dell'omicidio di Roberto Mottura, l'architetto di Piossasco ucciso a colpi di pistola la notte del 9 giugno 2021. Tuttavia, dopo essere stato arrestato insieme a due presunti complici, residenti nel Casertano, si è chiuso nel silenzio e non ha voluto rispondere alle domande che gli sono state poste nel corso dell'udienza di convalida, in cui è stato accompagnato dal suo avvocato, Stefano Sambugaro. Nelle foto del suo profilo Facebook ce n'è anche una, ritenuta di particolare interesse per i carabinieri che indagano sull'accaduto, in cui impugna una pistola compatibile con quella utilizzata per il delitto, che però non è stata trovata.

Sabato 2 ottobre 2021 il giudice Giulio Corato ha convalidato ieri mattina il fermo eseguito nei suoi confronti. I due residenti nel Casertano, Mergimi Lazri di 24 anni e Flaogert Syla di 26 anni, hanno avuto la stessa sorte per decisione del giudice Rosaria Dello Stritto del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Entrambi hanno risposto e si proclamano innocenti e Syla ha prodotto, tramite il suo avvocato Fabio Della Corte, fotografie che lo immortalerebbero con parenti in Campania il giorno dell'omicidio e sostiene che il suo telefono glielo avrebbe dato Lazri (la cui versione viene quindi smentita) di ritorno dalla spedizione a Torino.

Oltre alle testimonianze, la prova ritenuta schiacciante dai carabinieri è la presenza, nella zona, dei telefoni cellulari dei tre proprio all'orario del delitto. Ad aggravare il quadro il fatto che questi vengano spenti proprio poco prima che la banda entri in azione e tornino a essere tracciabili subito dopo l'omicidio. I due rapinatori in trasferta sarebbero stati ospitati per qualche giorno nella palazzina che poi sarebbe esplosa per una fuga di gas, con la morte di un bambino, in strada del Bramafame a Torino.

Nel corso degli arresti due dei tre fermati, con altri due connazionali, sono stati anche arrestati in flagranza per detenzione di armi e droga e per resistenza a pubblico ufficiale. In particolare, nel corso delle perquisizioni a Torino, sono stati trovati e sequestrati anche un fucile da caccia modificato risultato provento di furto in Piemonte nel maggio 2021, nonché circa 600 grammi tra cocaina e hashish, sostanze da taglio e arnesi da scasso.

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