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Cronaca Collegno / Via Edmondo De Amicis, 47

Uccise il padre violento con 34 coltellate, l'accusa chiede 14 anni di carcere. L'omicidio a Collegno

Ma la vicenda potrebbe passare dalla Corte Costituzionale

Il 24 novembre 2021 la Corte d'assise di Torino deciderà se Alex Pompa, oggi 20enne, è colpevole dell'omicidio del padre 52enne Giuseppe, ucciso con 34 coltellate (sferrate con sei coltelli diversi) nella casa in cui abitavano in via De Amicis a Collegno, la sera del 30 aprile 2020. Il giovane, difeso dall'avvocato Claudio Strata, ha sempre sostenuto, suffragato anche dai testimoni, di averlo fatto per difendere la madre, suo fratello e se stesso dalle continue violenze dell'uomo ("Ci avrebbe ucciso", ha detto in una delle udienze).

Oggi, lunedì 8 novembre 2021, il pm Alessandro Aghemo, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, ha chiesto una pena di 14 anni di reclusione, che tiene conto del fatto che una perizia ha giudicato il giovane seminfermo di mente al momento dell'accaduto. Ciò non toglie, ha precisato Aghemo, che abbia agito "senza alcuna situazione di pericolo, rappresentandosi una minaccia insussistente", "con l'intenzione e la consapevolezza di uccidere" e "contro una persona sola e disarmata, che comunque non meritava di morire".

Si è detto "costretto" a chiedere una pena elevata. Ha però anche i invitato i giudici a tenere conto della provocazione subita dal giovane e ha anche chiesto loro di rivolgersi alla Corte Costituzionale per valutare la correttezza della norma che vieta di dichiarare le attenuanti prevalenti sull'aggravante del vincolo di parentela nei casi di omicidio di un ascendente.

"Avrebbe potuto chiedere l'assoluzione - sostiene l'avvocato Strata, che invece sostiene la tesi della legittima difesa, esclusa invece dall'accusa - anziché chiedere di sollevare la questione di illegittimità costituzionale dell'impianto accusatorio". La mamma del giovane, Maria, cassiera in un supermercato, ha detto che quel 30 aprile il marito la contattò per telefono 101 volte. Ultimamente si era messo in testa che un collega di lavoro le avesse poggiato una mano sulla spalla. Da qui la sua reazione spropositata, che scatenò quella di suo figlio. Al momento qualsiasi misura cautelare nei confronti di Alex è stata revocata, tant'è che, dopo essersi diplomato, lavora come receptionist in un albergo.

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