Cronaca

Provocarono valanga dove morì un loro amico, rischiano l'omicidio colposo

Per la prima volta in Italia gli sciatori fuoripista compagni della vittima di una valanga rischiano un processo con l'accusa di omicidio colposo. La vicenda riguarda la morte di Simone Caselli, avvenuta nel 2012

L'8 dicembre 2012 Sauze d'Oulx il modenese Simone Caselli, 39 anni, morì travolto da una valanga mentre sciava fuori pista. Quel giorno il trentanovenne si trovava in compagnia di tre amici accusati, dopo alcuni accertamenti, di aver provocato la slavina sulle montagne torinesi. Per questo motivo a loro carico era stato contestato il reato di valanga colposa.

Per la prima volta in Italia però il reato contestato agli sciatori fuoripista, compagni della vittima della valanga, potrebbe essere di omicidio colposo. Il pm torinese Manuela Pedrotta ha infatti emesso la richiesta di rinvio a giudizio per i tre amici di Simone Caselli e il pool di magistrati torinesi che si occupano di sicurezza, guidato dal pm Raffaele Guariniello, ha cambiato l'impostazione delle accuse proprio in seguito a quell'incidente, contestando appunto anche il reato di omicidio colposo e non solo di valanga colposa.

In quel triste giorno tre dei quattro amici, tutti dipendenti della Ferrari a Maranello, furono travolti dalla valanga. Simone Caselli morì asfissiato, sommerso da due metri di neve. Gli altri si salvarono, seppur travolti, essendo rimasti con la testa in superficie.

L'udienza preliminare è fissata a Torino il prossimo 20 febbraio.

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