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Olimpiadi di Torino, dieci anni fa la cerimonia di apertura

Il 10 febbraio 2006 la città si svelò al mondo in una magica serata allo Stadio Olimpico

Jury Chechi che colpisce l'incudine da cui fuoriescono imponenti fiammate, Alberto Tomba che entra nello stadio con in mano la torcia olimpica. E poi le esibizioni di Roberto Bolle e della Ferrari di Formula 1, Yoko Ono e il suo appello di pace, fino al gran finale con protagonista un superbo Luciano Pavarotti.

Momenti eccezionali di una serata unica, quella del 10 febbraio 2006 quando, nel rinnovato Stadio Olimpico di Torino, si svolgeva la cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali. Momenti che sono rimasti scolpiti nella memoria, sia per chi quel giorno ebbe la fortuna di assistervi dal vivo, sia per chi, come la maggioranza di noi, quella serata la visse a casa davanti allo schermo.

Una serata aperta proprio dal “signore degli anelli” Jury Chechi – oro olimpico ad Atlanta e cinque volte campione del mondo – che al risuonare di un gong batteva un enorme martello contro un incudine dalla quale usciva una fiammata ad ogni colpo inferto, accompagnata da altre che partivano dai quattro angoli dello stadio, chiaro riferimento al carattere industriale della città di Torino. In contemporanea, schiere di pattinatori vestiti di rosso facevano il loro ingresso sulla passerella olimpica.

Successivamente, a rubare la scena è toccato a una Carla Bruni di bianco vestita, designata alla consegna del tricolore italiano nelle mani di un drappello dei carabinieri. Quindi l'alzabandiera, accompagnato dalla soave “voce bianca” di Eleonora Benetti, bambina forlivese di appena nove anni che intonava l'inno di Mameli.

Poi è stata la volta dei veri protagonisti dell'Olimpiade, gli atleti in gara, con l'Italia ultima a sfilare – come da tradizione trattandosi del paese ospitante – guidata dalla pattinatrice Carolina Kostner, portabandiera di una selezione che in quella rassegna contava 184 partecipanti.

Lo spettacolo è proseguito con un segmento dedicato alla storia d'Italia, passando dal Medioevo, con la lettura di alcuni versi della Divina Commedia di Dante interpretati da Giorgio Albertazzi, al Rinascimento, nel quale hanno fatto il loro ingresso gli splendidi costumi creati dal premio Oscar Gabriella Pescucci. Il tutto mentre la modella Eva Herzigova impersonificava la Venere del Botticelli uscendo da una conchiglia. Dall'epoca barocca si giungeva quindi al Futurismo, con protagonista Roberto Bolle, primo ballerino del Teatro alla Scala, mentre l'esibizione dell'orgoglio motoristico italiano è stata affidata al collaudatore della Ferrari Luca Badoer che, con le sue evoluzioni, imprimeva il suolo ghiacciato con le tracce dei cinque cerchi olimpici.

Alle 22.09, l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dichiarava ufficialmente aperti i Giochi, dopodichè toccava alla bandiera olimpica entrare sulle note dell'Aida di Giuseppe Verdi e venire innalzata da dieci uomini del corpo degli alpini. Quindi, dopo l'inno dei Giochi cantato da Claudio Baglioni, il giuramento degli atleti ad opera dello sciatore italiano Giorgio Rocca, mentre la vedova di John Lennon Yoko Ono leggeva, sulle note di “Imagine”, un appello per la pace.

Infine i due momenti più attesi. La torcia disegnata da Pininfarina che entrava nello stadio tra le mani di Alberto Tomba e finiva sul braciere olimpico, acceso per l'occasione da Stefania Belmondo. Quindi, gran finale, l'ultima esibizione, con lo stadio divenuto all'improvviso un immenso teatro lirico e il pubblico in visibilio per il grande Luciano Pavarotti – all'ultima esibizione della sua vita – che intonava “Nessun dorma”, seguito dal grande spettacolo dei fuochi d'artificio che facevano brillare la notte di Torino.


 


 

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