Trenta famiglie sfrattate occupano l'ex Csea di via Bardonecchia

Hanno occupato gli uffici che una volta ospitavano i dipendenti del Consorzio per lo Sviluppo dell'Elettronica e dell'Automazione, fallito e successivamente venduto dal Comune di Torino alla Cassa Depositi e Prestiti

Continuano le occupazioni in città. Nella giornata di ieri, forse anche grazie al fatto che tutta l'attenzione era concentrata nelle vie centrali di Torino per la visita del Papa, una trentina di famiglie ha preso possesso dello stabile che una volta ospitava gli uffici della Csea in via Bardonecchia 151.

Si tratta di persone che non hanno più un tetto sopra la testa, sfrattate nel recente passato e che, con l'aiuto del centro sociale Askastasuna e dello sportello Prendocasa, hanno occupato gli uffici che fino al 2012 erano stati uffici del Consorzio per lo Sviluppo dell'Elettronica e dell'Automazione, fallito e successivamente venduto dal Comune di Torino alla Cassa Depositi e Prestiti, società finanziaria partecipata dello Stato.

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Il consigliere di Terza Circoscrizione, Stefano Bolognesi, appartenente al gruppo di Forza Italia, appresa la notizia è andato su tutte le furie e ha redatto un documento da presentare all'amministrazione. "Non deve crescere un concetto di anarchia - dice Bolognesi -. E' necessario che sia tutelata la legalità, che siano fatte rispettare le leggi in vigore e i regolamenti. Ma è anche evidente come questa amministrazione e il consiglio di amministrazione Atc, non siano in grado di affrontare un grave problema come quello dell'emergenza abitativa in questa Città, perché vi è sempre un motivo per la quale delle persone occupano strutture pubbliche. Non si può permettere che l'emergenza abitativa sia gestita dai centri sociali, non si può permettere di vivere nell'anarchia, non si può permettere che le leggi e le regole non siano rispettate e fatte rispettare. L'alternativa è che ognuno di noi si sentirebbe in dovere di fare quello che vuole".

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