Cronaca Barca / Lungo Stura Lazio

Nomadi in città: in 2300 vivono tra campi autorizzati e spontanei

Un po' di numeri spiegano in quanti e come vivono i rappresentanti delle varie etnie, tra le quattro aree attrezzate e i sei insediamenti abusivi sorti nelle periferie

I campi nomadi sono da radere al suolo”. Parole forti quelle pronunciate nei giorni scorsi da Matteo Salvini. Parole che, inutile dirlo, hanno scatenato una marea di polemiche. Ma a Torino, com’è la situazione a questo proposito?
All’interno dei campi le condizioni di vita - soprattutto per anziani e bambini - sono disastrose. Le persone vivono in baracche costruite con materiali di recupero – legno, ferro ma anche cartelloni pubblicitari, vecchie porte e cartone -, non hanno acqua, servizi igienici e la corrente elettrica viene ottenuta utilizzando le batterie di automobili o generatori a benzina.

Parlando di numeri, secondo l’Osservatorio Ufficio Nomadi della Città di Torino, sono circa 2300 i nomadi – tra sinti e rom – ospitati nei vari campi autorizzati e spontanei della città. Sono quattro le aree sosta attrezzate - corso Unione Sovietica, via Lega, strada Aeroporto e via Germagnano - e altri sei gli insediamenti spontanei sorti nelle periferie nord e sud del capoluogo piemontese, in prevalenza occupati da rom rumeni. E, molto spesso ogni campo, rappresenta in prevalenza un’etnia diversa.

Le aree più grandi sono quelle nella periferia nord di Torino, situate in lungo Stura Lazio e via Germagnano dove vivono circa 1500 rom di origine romena e 170 persone di origine bosniaca. In quella di corso Tazzoli, nel quartiere Mirafiori, se ne sono insediati circa 200 mentre le aree sosta attrezzate di via Lega e corso Unione Sovietica, accolgono in tutto circa 300 sinti piemontesi.

Al momento, al campo abusivo di lungo Stura Lazio sono in corso lo sgombero e la bonifica: entro giugno saranno circa 320 le persone che abbandoneranno l’area ed entro la fine dell'anno la baraccopoli sarà definitivamente smantellata. Per alcune di loro – chi accetterà di rispettare le leggi italiane - è previsto lo spostamento in strutture residenziali cittadine mentre per altri sarà possibile anche scegliere il rimpatrio volontario assistito. Proprio per questo sono stati avviati i contatti con le autorità rumene e le associazioni rom della Romania. Le famiglie che lo desidereranno, potranno quindi rifarsi una vita di nuovo a casa, seguendo appositi programmi di reinserimento in società nel loro paese d'origine. 

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