La Torino noir nel romanzo "Il giudice" di Nicolò Bonadonna

Tensione e adrenalina analizzando il lato oscuro della società, l'avvincente thriller Il Giudice, ambientato a Torino, non ha nulla da invidiare agli autori stranieri del noir.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TorinoToday

Il Giudice del giovane ventiquattrenne torinese Nicolò Bonadonna è un romanzo dalle tinte noir che indaga, con sguardo inquisitorio, nei meandri più oscuri della società, in una Torino contemporanea, col suo fascino mistico e il profilo severo e sensuale, che fa da cupa cornice agli avvicendamenti che intrecciano le vite dei personaggi.

La protagonista, un giovane e brillante commissario di polizia, Luana Di Maso, è una donna decisa, fiera e orgogliosa, pragmatica e schiva della socialità. Spesso cinica e algida malgrado la sua avvenenza, Luana ha un passato che la tormenta e di cui non riesce a liberarsi: la morte inspiegabile del padre. In una calda mattinata del giugno 2013 un caso di omicidio, il primo di una serie, fa ripiombare quel passato nella vita di Luana dopo sei anni di silenzio. Luana si trova alle prese con le indagini intricate su un brutale serial killer, inseguendo una scia infinita di sangue che scuote gli animi e getta Torino nel panico di massa, giungendo alla scoperta dell'identità dell'assassino, non senza colpi di scena. Irrompe dal passato anche il vecchio amico Andrea Morris, un talentuoso scrittore di fama internazionale, da sempre innamorato di Luana.

Incorniciato da un prologo ed un epilogo, in un concentrato di tensione e adrenalina, Il Giudice è il ritratto cupo e minuzioso di quella parte della società che rimane in ombra, relegata alle periferie, ai luoghi meno frequentati, di cui nessuno sembra interessarsi. Ponendosi come emblema di denuncia, punta i riflettori sui mali della società come la pedofilia, la prostituzione, l'adulterio, la tossicodipendenza, l'accidia, la cupidigia, l'omosessualità, tanto attuale e tanto discussa, le perversioni. I numerosi ricorsi ad un forte erotismo, che di primo acchito possono destare stupore e disorientamento, rappresentano la volontà dell'autore di porre l'uomo davanti ad uno specchio e mostrargli la sua vera natura, spingendolo all'accettazione della sessualità, spesso nascosta in sterili tabù, come parte inscindibile, per certi versi perversa e animalesca, dell'essenza umana, ricordandogli che le fantasie e le pulsioni sessuali non vanno represse né rinnegate.

Da attento osservatore, il Giudice è un difensore della dignità umana, del rispetto delle leggi e della trasparenza. La sua ossessione omicida, una logica conseguenza della sovversione dell'ordine stabilito, determina il suo limite che sfocia nell'incontrollabilità di quello stesso giudizio di cui si fa promotore ma che lo ingloba nel marciume che tanto condanna e combatte.

Rinnegando il perbenismo e prediligendo la realtà nuda e cruda del genere umano nelle sue ombre, Nicolò Bonadonna sottolinea la necessità di indagare sui fantasmi sopiti nell'animo umano per capirne l'essenza ed evitare di giudicare l'apparenza.

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