Cronaca

Tav, intervista a Juri Bossuto: "Ecco perché la Torino-Lione è un'assurdità"

L'ex consigliere regionale di Rifondazione: "La sensazione è davvero quella che si profili all'orizzonte un sacco del territorio legato, coscientemente, ai costi altissimi dell'alta velocità"

Si avvicina lo scontro finale sul TAV che, si spera, rimanga nei binari della dialettica e concertazione, senza sfociare in azioni violente. Proprio per favorire la dialettica, abbiamo intervistato uno dei rappresentati politici del fronte contrario all’opera, l’ex consigliere regionale di Rifondazione Juri Bossuto, che si è presentato alle ultime elezioni comunali come candidato sindaco per la Federazione della Sinistra. Sin dalla presentazione del piano d’opera, Bossuto si è distinto, infatti, come uno dei più determinati nella sua “messa in discussione” partecipando in prima linea a tutte le manifestazioni di protesta.

Ci può spiegare, in sintesi, le ragioni “No TAV”?

La TAV, prima destinata solo ai passeggeri ed in seguito trasformata in linea merci, deve fare i conti con un elemento presente da milioni di anni sul tracciato: le Alpi! Queste, mai così “inopportune”, obbligano i progettisti ad abbassare la pendenza della linea ferroviaria tramite una galleria di, “soli”, 54 chilometri da ricavare nelle viscere della montagna. Un’ “inezia” che creerebbe, sempre secondo loro, lavoro e qualche tonnellata di terra da scavo, molto ricca di amianto, da smaltire nelle discariche della Valle Dora. Inquinamento e lavoro modello “schiavi addetti alle Piramidi”, oggi nuovamente in auge, deriverebbero dalle “fastidiose” Alpi che testimoniano, indirettamente, un’altra assurdità scaturente da questo progetto: il pre-pensionamento del Pendolino, ossia il treno veloce insensibile alla pendenza delle tratte ferrate e, di conseguenza, idoneo al superamento della linea montana senza la necessità di tratte ferrate apposite.

E si spiegano, secondo Voi, queste assurdità?

L’equazione che viene in mente è la seguente: liquidazione del Pendolino + presenza Alpi = affari e speculazioni interessanti (seppur per pochi). La sensazione è davvero quella che si profili all’orizzonte un sacco del territorio legato, coscientemente, ai costi altissimi dell’alta velocità, ancor più elevati rispetto a quelli già considerevoli del nostro continente dove, comunque, sono generalmente quattro volte più bassi di quelli nostrani. Se a questi si aggiungono quelli ambientali, quasi mai considerati ma reali ed effettivi, allora il rapporto costi-benefici ancor meno depone a favore della infrastruttura.

Di che cifre stiamo parlando?

La spesa, finanziata alla società privata di gestione dagli enti pubblici, si aggira a centinaia e centinaia di milioni che si somma a quella sostenuta per i progetti, sin qui redatti, ed i famosi carotaggi effettuatati nel gennaio 2010 nei pressi di discariche e rampe autostradali.

I problemi ambientali.

Spesso i sostenitori della TAV argomentano le loro ragioni sulla necessità di trasferire il trasporto su gomma, attualmente dominante, al sistema ferroviario, ma senza mai dire come farlo e da quando iniziare a disincentivare lo spostamento su strade dei pesanti auto mezzi merci. Ufficialmente la TAV permetterebbe, attuando i propositi oggi fermi allo stato di ipotesi, di ridurre l’inquinamento ambientale, senza però spiegare come bilanciare decenni di cantieri con relativi movimenti terra e sua collocazione altrove.

Voi denunciate, inoltre, l’antidemocraticità dei processi decisionali che hanno “varato” il progetto TAV.

Democrazia dovrebbe significare “governo del popolo”, e non della sola maggioranza, mentre le istituzioni democratiche dovrebbero essere l’espressione del popolo stesso, di cui sarebbero al servizio. Il paradosso è nell’assistere a figure al vertice dell’amministrazione pubblica che invocano l’esercito, e quindi la forza armata, per piegare la volontà di chi si oppone alla TAV stessa. Quindi colui che è eletto dai cittadini (sia esso presidente, assessore o sottosegretario) invoca con energia la militarizzazione di un proprio territorio e, cosa conseguente, la coercizione, anche tramite uso della violenza, al fine di superare la resistenza dei suoi stessi cittadini, ed elettori.

Quindi, per Voi, il TAV rappresenta uno dei maggiori simboli della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato?

Di più: il cantiere TAV si candida ad essere il più vistoso esempio di interesse privato in atto pubblico: un’opera che, in base ad un dogma definito “interesse nazionale”, tappa la bocca anche a coloro che, pur essendo pro TAV, indicano soluzioni geografiche diverse. Un cantiere che schiaccia la gente, i cittadini, e li piega alla sua volontà armata; un cantiere a cui sono assoggettate le istituzioni e su cui le stesse chiamano la sorveglianza dell’esercito. Per me, per tutti noi, sono troppe le contraddizioni, quindi, in quello che è, e rimane solo, un interesse sovranazionale, non in capo alle popolazioni, ma a quell’economia che da tempo comanda su politici e stati medesimi. L’economia che vuole la TAV a tutti i costi, come farebbe Lucky Luciano, è quella degli affari sulla testa di cittadini ed ambiente: ossia l’economia che regge le fila dei governi e delle nazioni ed avente solo, quale unico scopo, il proprio benessere e profitto (in un’ottica di cecità e breve periodo).

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