Cronaca

No Tav, in 2.500 alla fiaccolata di Chiomonte. Ma il blitz si avvicina

Alla fiaccolata molte famiglie, anziani e bambini, in grandissima parte abitanti della Valle. Si moltiplicano gli appelli "alla politica e alle istituzioni" affinché si sospenda l'inizio dei lavori

Erano in 2.500 alla fiaccolata di Chiomonte; prosegue la protesta dei No-tav in segno di protesta contro l'imminente apertura del cantiere. Alla fiaccolata hanno preso parte molte famiglie, anziani e bambini, in grandissima parte abitanti della Valle di Susa; con loro ci sono anche il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero (molto attivo in questi giorni), alcuni sindaci della Valle e altri amministratori pubblici locali. L'arrivo delle forze dell'ordine, per sgombrare l'accampamento creato dai manifestanti, è a quanto si apprende questione di giorni, se non di ore.

Si moltiplicano gli appelli "alla politica e alle istituzioni" affinché si sospenda di nuovo l'inizio dei lavori della Tav Torino-Lione. L'intervento della polizia sarebbe "sbagliato e controproducente", secondo un gruppo di intellettuali, politici, esponenti della società civile fra i quali don Luigi Ciotti, Valentino Parlato, Carlo Petrini, Giuseppe Giulietti e il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini. "Si sospenda l'inizio dei lavori - scrivono - e si apra un ampio confronto nazionale, sino ad oggi eluso, su opportunità, praticabilità e costi dell'opera e sulle eventuali alternative". Il gruppo di intellettuali - fra i quali Paolo Beni, Marcello Cini, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Mercalli, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Rita Sanlorenzo, Giuseppe Sergi e Alex Zanotelli - sottolinea di unirsi "ai diversi appelli che si moltiplicano nel Paese" e di chiedere "alla politica e alle istituzioni un gesto di razionalità".

Non c'è aria di resa tra i No Tav, che speigano, una volta di più, i motivi della loro contrarietà alla linea ad alta velocità. "Le ragioni del no sono tante e documentate - dicono gli amministratori delle liste civiche No Tav - da quelle ambientali a quelle economiche. E i fatti dimostrano che a dire no alla Torino-Lione sono tantissimi: la 'minoranza di qualche centinaio' diventa nei momenti più importanti, senza bisogno di nessuna organizzazione od ordine pre-organizzato, una massa di decine di migliaia di persone indignate, in grado di prendere decisioni collettive e condivise". In questo quadro, il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, ha lanciato oggi "un appello a tutti: questo - ha detto - non è il momento di creare tensioni ma bisogna far quadrato per realizzare questa opera", che "non è contro la Val di Susa ma a favore".

Tutti temono che a Chiomonte si ripetano, e che anzi siano ancora più gravi, i disordini dell'ormai famoso dicembre 2005, quando il popolo No Tav si era radunato ad assediare il cantiere di Venaus, sull'altro versante della Valle di Susa, dove si sarebbe dovuto scavare il tunnel esplorativo previsto nel primo progetto elaborato dalla società italo-francese Ltf. Poi quel piano è stato accantonato, è stato creato l'Osservatorio guidato da un commissario di governo, Mario Virano. Molti si sono impegnati per risolvere il caso Torino-Lione, per cercare consensi e per assicurare compensazioni alla Val di Susa, ma il dissenso è rimasto. Sei anni fa c'erano molti sindaci a guidare la protesta, con tanto di fascia tricolore; adesso anche quelli rimasti contrari - salvo poche eccezioni - hanno promesso che si atterranno al loro ruolo istituzionale. Ma domare il fronte del no alla Torino-Lione non sarà comunque facile.

(ANSA)

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