Cronaca

Tav, Chiomonte non vuole violenze. Ma da Bruxelles arriva un ultimatum

Il consiglio comunale approva un ordine del giorno che "rifiuta l'uso della violenza quale contrasto alla protesta contro il tunnel". Ma la commissione europea pretende chiarezza

Una cosa è certa, nel frastuono delle polemiche che stanno accompagnando queste settimane che precedono la possibile apertura dei cantieri per la linea ferroviaria d alta velocità Torino-Lione.

Chiomonte non vuole violenze né militarizzazioni per il cantiere della Tav. Il Comune della Valle di Susa guarda con molta apprensione ai prossimi giorni. E ieri sera il consiglio comunale ha approvato, con voto unanime, un ordine del giorno che "rifiuta l'uso della violenza quale contrasto alla protesta contro il tunnel della Maddalena". Un documento che, dopo una breve sospensione dell'assemblea, ha messo d'accordo i gruppi di minoranza che l'hanno proposto e la maggioranza di centrodestra, guidata dal sindaco Renzo Pinard.

Negli scorsi giorni a commissione europea ha comunicato al ministro Matteoli attraverso una dura lettera che entro il 30 giugno devono essere aperti i cantieri, altrimenti l'opera sarà cancellata da ogni programma comunitario: la perdita netta sarebbe di 672 milioni di euro.

"La Ue -  si legge nella lettera - mantiene il suo impegno a realizzare questo grande progetto di infrastruttura, ma è giunto il momento per i due beneficiari di impegnarsi a iniziare quanto concordato e da tanto atteso". Ovvero, la Commissione pretende di avere la certezza che il progetto sarà completato. Al 30 giugno manca meno di una settimana. Saranno giorni caldissimi. Il blitz è molto più che un'ipotesi, ma i No Tav non lasceranno facilmente il presidio della Maddalena.

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