Cronaca

Assalto al cantiere Tav di Chiomonte: si indaga per tentato omicidio

L'episodio, secondo gli investigatori, è stato anche studiato in modo diverso dal passato. Solidarietà ai lavoratori arriva dal gran parte del mondo politico

Bombe molotov, razzi, bengala, e chi più ne ha più ne metta: l’arsenale dei facinorosi che hanno assaltato il cantiere del Tav a Chiomonte, due notti fa, poteva fare molti più danni di quelli già arrecati. Di più: poteva uccidere. E proprio per tentato omicidio la procura di Torino sta indagando sull’accaduto. I magistrati, in un fascicolo di indagine aperto per ora contro ignoti, hanno aggiunto anche questo grave reato ai tanti (come danneggiamento, porto di esplosivi) tipici della guerriglia urbana.

La digos sta lavorando per individuare gli autori dell’attacco al cantiere, mentre emerge chiara una caratteristica inquietante: tra tutti gli assalti sferrati negli scorsi mesi, quello dell’altra notte è il più preparato, il più incisivo dal punto di vista militare. Si pensa che il gruppo abbia agito - come già in altre occasioni - senza raccordarsi con il movimento No Tav "ufficiale", quello dei comitati della Valle di Susa. I teppisti in questo caso hanno agito in maniera indipendente dal movimento, e in modo assolutamente aggressivo: proprio per questo gli investigatori stanno setacciando gli ambienti dell’antagonismo torinese e piemontese, anche se non si esclude che alcuni facinorosi provenissero anche dal resto d’Italia. La procura guidata da Gian Carlo Caselli ha fatto entrare nel pool anche il pm Sandro Ausiello, coordinatore delle indagini sul terrorismo.

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Ieri, a palazzo di Giustizia, si è anche tenuto un vertice, nel quale i dirigenti della Digos, per dare un'idea del contesto in cui ci si sta muovendo, hanno portato all'attenzione dei magistrati un articolo (firmato da un giornalista) tratto da un blog vicino alle posizioni No Tav: gli operai, definiti "crumiri", hanno compiuto una "scelta egoista" che "li mette fuori dalla loro comunità e li condanna meritatamente a una difficile convivenza sul territorio".

Intanto continuano le condanne da parte del mondo politico. Stefano Esposito (Pd) dichiara, relativamente alle parole apparse on-line: "Il web non può essere un ricettacolo di inni alla violenza". Stefano Allasia, deputato della Lega Nord, commenta: “Sono sempre più convinto, dopo l’attacco dell’altra notte e le dichiarazioni contro i lavoratori, che non vi sia altro metodo se non quello della tolleranza zero per dare una ferma risposta ai violenti e salvaguardare chi si oppone all’opera in modo pacifico. E’ necessario isolare gli antagonisti dei centri sociali e controbattere democraticamente a qualsiasi tipo di attacco”. Parole di solidarietà ai lavoratori arrivano ancora da molti partiti politici.

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