Tav, iniziati i due giorni di off-limits intorno al cantiere

Centinaia di agenti delle forze dell'ordine dalla mezzanotte sono vigilanti della "zona rossa" oltre la quale nessuno può andare. Si lamentano i No Tav: "L'area interdetta è stata raddoppiata"

Mancano ormai poche ore alla manifestazione in Val Susa attorno al cantiere tanto contestato in questi mesi. Ma l'area intorno a questo sarà off-limits per due giorni, fino a lunedì mattina. L'ordinanza del prefetto di Torino entrerà in vigore e un'ampia "zona di tutela", come l'ha definita il sottosegretario all'Interno Michelino Davico, sarà inaccessibile a chiunque: sono vie cittadine e tratti di strade provinciali, ma anche sentieri, prati e boschi di Chiomonte e Giaglione, il paese dove domenica, alle 10.30, si sono dati appuntamento i movimenti No Tav. Per il week end sarà anche sospesa la caccia e in questo caso il divieto è esteso anche ai territori di Venaus ed Exilles. A vigilare che nessuno provi a violare la 'zona rossa' ci saranno centinaia di uomini e il numero delle forze dell'ordine impegnate il giorno della manifestazione sarà di circa 2.000 unità.

I No Tav protestano: "L'area interdetta è stata raddoppiata, così si aumenta la tensione". C'é forte apprensione in valle di Susa, perché non tutti sembrano disposti ad accettare l'obbligo di restare lontano dalla recinzione. "L'obiettivo è di arrivare alle reti, in modo pacifico", sottolinea un giovane del centro sociale Askatasuna ricordando lo slogan della giornata 'Diamoci un taglio'. Il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota non si stanca di ripetere "l'appello a tutti perché si tengano lontano dalla violenza. Chi usa la violenza - prosegue - non fa neppure gli interessi di chi è contro la Tav. Danneggia prima di tutto la Valle di Susa e l'immagine di questo territorio".

La linea dettata dal leader del movimento No Tav, Alberto Perino, e approvata dalla maggioranza è quella della via pacifica a tutti i costi: "Se le forze dell'ordine lanceranno lacrimogeni, ci ritireremo in buon ordine. Nessuno di noi può permettere che accada il minimo incidente. Chi non accetta queste condizioni si pone automaticamente al di fuori del movimento e della manifestazione".

Resta forte, tuttavia, il timore di infiltrazioni di violenti. I sindaci 'No Tav', a parte qualche caso isolato, non sfileranno nel corteo, ma si raduneranno nella sede della Comunità Montana dove è stata convocata l'unità di crisi. Nei loro confronti ha dato un segnale di apertura il sottosegretario Davico che vuole coinvolgerli nei lavori dell'Osservatorio guidato dal commissario di governo Mario Virano: "I sindaci - é l'invito - tornino protagonisti e riprendano in mano la situazione. Costruiamo un percorso proprio a partire da una sorta di 'Osservatorio nell'osservatorio, e che non rappresenti solo un gioco di parole, ma una degna ed esemplare dimostrazione di democrazia". Un invito accolto con un po' di diffidenza da Nilo Durbiano, primo cittadino di Venaus, il paese teatro degli scontri nel dicembre 2005, prima che venisse creato l'Osservatorio. "Siamo favorevoli al dialogo - osserva - purché il confronto sia reale e non fittizio. Chiediamo di essere non solo sentiti, ma anche ascoltati. E nell'Osservatorio c'eravamo già, ci hanno buttato fuori solo perché non eravamo favorevoli alla Torino-Lione". (Ansa)

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