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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

No Tav, appello a Napolitano. E una "lettera aperta" fa discutere

Le violenze scoppiate a Chiomonte e il comportamento dei leader No Tav rischiano di vanificare anni di "una lotta sempre apertamente non violenta". Lo dice un giovane valsusino

Non si placano le polemiche dopo la grande manifestazione di domenica scorsa in Val di Susa. Rivolgono un appello a Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica, gli avvocati del movimento No Tav: i legali chiedono a Giorgio Napolitano di ricevere per una "breve audizione" il presidente della Comunità Montana e un portavoce del movimento valsusino perché vengano comprese "le ragioni del dissenso" e per farli sentire "meno isolati dal resto della Nazione". L'appello è firmato da quindici avvocati. Nel documento si osserva che "il fallimento della politica è risultato evidente" e che "la richiesta 'bipartisan' di neutralizzare le sempre più manifeste e diffuse ragioni del dissenso attraverso la delega alle forze dell'ordine a risolvere il conflitto ha trasformato in un problema di ordine pubblico un problema di natura squisitamente politica".

Nella lettere si possono leggere in sintesi le ragioni del dissenso alla costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità - compreso uno studio dell'Istituto Bruno Leoni. Il pool di legali, sempre rivolgendosi al Capo dello Stato, si dice convinto che le osservazioni "potranno condurla a una eventuale richiesta di reale e leale confronto delle ragioni contrapposte". Per gli avvocati "la politica istituzionale" è responsabile di "non avere voluto ascoltare" le argomentazioni dei No Tav, e anche di avere limitato o talvolta escluso "le rappresentanze istituzionali della valle dal processo di formazione della volontà politica sulla necessitàdell'opera". "Eravamo presenti - dicono ancora i legali - alla manifestazione del 3 luglio insieme ad altri colleghi e ciò nel tentativo di assistere il corteo pacifico dei cittadini della Valle di Susa. Eravamo presenti anche nel momento più difficile della giornata. E oltre all'acre odore dei lacrimogeni, era presente un forte odore di fallimento". "Il fallimento della politica - è la considerazione degli avvocati - è risultato evidente".

Tra i No Tav la discussione è sempre aperta. "Le violenze scoppiate a Chiomonte e lo stesso comportamento dei leader No Tav rischiano di vanificare anni di "una lotta sempre apertamente non violenta". Lo dice, in uno sfogo che è anche un appello, un giovane valsusino che ha pubblicato una lettera aperta su Facebook. Un'iniziativa che ha già raccolto consensi. "Ho assistito - scrive Davide Favaro - a uno spettacolo indegno di violenza gratuita. I valori fondanti della lotta nonviolenta e della disobbedienza civile, che ho sempre visto come parti integranti del movimento No Tav, si sono sgretolati contro le barricate della Maddalena, sotto l'assalto della violenza delle forze dell'ordine e di alcuni manipoli di falsi difensori della valle". "Sono deluso - prosegue Favaro - perché i 'leader' dei movimenti hanno dichiarato una manifestazione nonviolenta nei comunicati della vigilia, ma hanno agito diversamente sul campo, prendendo in giro chi non condivide per nessuna ragione atti di violenza. Le reti dei professionisti del delirio sono state lasciate libere e indisturbate di agire e di violentare a loro volta, rispondendo alla violenza della polizia con altra violenza. Questi ragazzi non ci hanno aiutato, ci hanno pugnalato alle spalle". Favaro chiude la lettera con un appello ai cittadini della Valle di Susa: "Chiedo a tutti voi di alzare il profilo politico e soprattutto etico del movimento No Tav: con la violenza non avremo mai la tanto agognata vittoria contro l'opulenta lobby del Tav".

(ANSA)

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