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Riforma ospedaliera, sanità al collasso: in Piemonte liste d'attesa più lunghe d'Italia

Il fabbisgno di posti letto previsto per legge è 3 ogni 1000 abitanti. Con la riforma della rete ospedaliera, in Piemonte, saranno solo 2,6 ogni 1000 abitanti

Una razionalizzazione della rete ospedaliera che fa acqua da tutte le parti con conseguenti aumenti della disoccupazione, delle liste d'attesa, tagli e riduzioni dei servizi. Mai come oggi Forza Italia e Lega Nord si vedono unite a difendere i diritti dei cittadini in materia di sanità pubblica, alla luce delle pessime condizioni in cui versano i principali ospedali torinesi e dell'intera Regione. Nel mirino la deliberazione della Giunta regionale dello scorso 19 novembre in merito all'adeguamento dell'intera rete ospedaliera piemontese, deliberazione che, secondo gli esponenti leghisti e di Forza Italia, rischia di compromettere seriamente le condizioni sanitarie dei piemontesi.

Uno dei problemi principali resta quello delle interminabili liste d'attesa, fra le più lunghe rispetto a tutto il resto della Penisola. Sia per gli interventi di tumore alla mammella e del colon retto, il Piemonte si piazza, infatti, al primo posto, con tempi d'attesa che superano di gran lunga la media nazionale. Con la presunta riforma varata dalla Giunta Chiamparino, che taglia 1650 posti letto portando il Piemonte ad avere 2,6 posti letto per ogni 1000 abitanti - il parametro previsto dalla legge è di 3 ogni 1000 abitanti - le liste d'attesa rischiano di schizzare esponenzialmente verso l'alto. "Tagliare il 42% di posti letto sulle prestazioni chirurgiche di tutti i tipi e sui pronti soccorso e non rispettare il parametro dei 3 posti letto ogni 1000 abitanti significa nessun risparmio - afferma il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Andrea Tronzano - perchè aumenterà la mobilità verso altre regioni che il Piemonte dovrà comunque pagare e significa solo un aumento dei disagi".

Questo è solo uno dei problemi che la riforma della rete ospedaliera - peraltro impugnata al Tar - rischia di creare: il taglio programmato sulle cliniche private convenzionate del 42% dei posti letto per gli interventi chirurgici determinerà, oltre a un calo delle prestazioni pubbliche, anche una drammatica ricaduta negativa sull'occupazione: oltre 1500 addetti, infatti, rimarranno a casa, senza lavoro.

Una situazione drammatica quella evidenziata stamane durante la conferenza indetta da Forza Italia e Lega Nord sul tema, in prima linea per la difesa dai cittadini contro una riforma che rischia di compromettere seriamente tutto il sistema ospedaliero piemontese: "La nuova Giunta non ha saputo fare altro che prendere a schiaffi i suoi cittadini - afferma Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord in Sala Rossa -. Bastano i numeri a dimostrare che il Pd non è stato in grado di lavorare correttamente e che deve quindi farsi da parte".

Soluzioni? "Chiediamo si sospendano le delibere attuative fino alla sentenza del Tar di ottobre - conclude Tronzano - e che vengano ricalcolati i fabbisogni di posti letto." Sì, anche perchè le strutture sanitarie che rischiano sono tante e delle più apprezzabili d'Italia: "“In provincia di Torino – afferma Alessandro Benvenuto, consigliere in Regione della Lega Nord - intere strutture ospedaliere, come l’oftalmico, chiuderanno i battenti, mentre altre, come quelle di Moncalieri, Ivrea e Ciriè, verranno private di importanti reparti, nonostante tutte le promesse elettorali del Pd di un anno fa”.

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