La Mandria, da nido d'amore sabaudo a parco recintato più grande d'Europa

Fin da piccolissimi i torinesi scoprono la natura nel parco della Mandria. Ma quali sono le origini di questo luogo così lontano dal "gossip"?

Da generazioni, per i torinesi i primi ricordi di escursioni nella natura portano quasi sempre allo stesso posto: il parco della Mandria. Dall'asilo alle scuole superiori, ancor più che a Pracatinat è qui che da decenni vengono portate in gita classi e scuole intere di ragazzi torinesi per conoscere meglio l'ambiente che li circonda, per vedere dal vivo quello che i documentari ci mostrano in tv o in rete.

Eppure, al di là delle memorie di castagne, foglie colorate, tane e impronte di animali, non sappiamo poi molto di questo luogo che da piccoli ci sembrava così lontano e avventuroso. E non solo a noi: se questo parco è così importante ancora oggi, infatti, è per la volontà di re Vittorio Emanuele II, che a metà Ottocento voleva stare qui, lontano dalla corte e da quello che oggi definiremmo “gossip”, per convivere con la sua amante Rosa Vercellana, la famosa Bela Rosìn.

LA CACCIA – Curiosamente, per sfuggire ai cacciatori di pettegolezzi, il re scelse una residenza di caccia. Nel parco della Mandria, infatti, da fine '600 i Savoia avevano stabilito le scuderie per gli allevamenti dei cavalli, detti appunto “mandrie”, recintate con “400 fascine di rovere” come recita una ricevuta del 1697. In sostanza, la Mandria era un distaccamento della reggia di Venaria, il cui nome rimanda appunto all'attività venatoria cioè alla caccia.

IL NIDO D'AMORE – Ma come la reggia, anche questa tenuta (parte della quale fu progettata da Juvarra) fu abbandonata dai Savoia, che non potevano più permettersi il ripristino di tutte le strutture martoriate durante l'occupazione francese. Finché Vittorio Emanuele II decise di farne una residenza di caccia, nonché un nido d'amore per convivere con la Bela Rosìn.

Furono quindi ampliate e realizzate le tenute di Borgo Castello, della Bizzarrìa e del Castello dei Laghi, oggi aperte al pubblico, a differenza di altre strutture oggi private che ospitano un ristorante, un albergo e una beauty farm, ma anche residenze private. Il Borgo del Castello, in particolare, fa parte delle residenze sabaude dichiarate patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco.

IL PARCO – Per rimanere tranquillo, ma anche per essere sicuro di poter cacciare qualcosa, Vittorio Emanuele II spese un milione di lire per far costruire un muro di recinzione lungo circa 36 km che ancora oggi racchiude 3000 ettari di antichi boschi, simili a quelli che secoli fa si trovavano in tutta la pianura padana, e diverse specie di animali, in gran parte eredi di quelli che il re fece catturare nei dintorni e portare nel parco. Oggi, il Parco La Mandria è il più grande parco cintato di tutta Europa.

LE GITE – Alla morte di Vittorio Emanuele II, nel 1878, il figlio re Umberto I volle disfarsi di questa tenuta. Il Castello reale fu quindi venduto alla famiglia di neonominati marchesi Medici del Vascello, che dopo un tentativo non riuscito di farne un'azienda agricola si dedicarono nuovamente all'allevamento, che ebbe un tale successo da trasformare il borgo in una comunità di mille persone, con tanto di chiesa, cinema e giornale locale. Il Castello dei Laghi fu invece venduto alla famiglia milanese Bonomi Bolchini.

Nel 1976 la Regione Piemonte ha acquistato il Borgo (mentre è del 1995 l'acquisto del Castello dei Laghi). Da quarant'anni, quindi, le tenute e l'immenso parco ospitano escursioni di famiglie e comitive, ma soprattutto scolaresche di bambini e ragazzi che qui alla Mandria hanno trascorso i primi momenti di avventura a due passi da casa, tra guide ed esperti che insegnano a rispettare e proteggere la natura con tutti i suoi abitanti.

Fonte immagini: Parchi Reali - Parco Naturale La Mandria

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