Cronaca

Le mani grandi scagionano Furchì. La nuova tesi della difesa

Ha mostrato le mani ai giudici per dimostrare che non è lui l'uomo che ha sparato ad Alberto Musy. "Ha le mani più grandi di quelle dell'aggressore"

Un'ora e mezza è durata l'udienza di questa mattina in cui si è discussa la richiesta di scarcerazione di Francesco Furchì, il presunto aggressore di Alberto Musy, che ormai è in carcere da due settimane. La richiesta era stata avanzata dagli avvocati dell'indagato, gli avvocati Giancarlo Pittelli e Maria Rosaria Ferrara.

Francesco Furchì ha mostrato le mani al giudice per dimostrare che sono evidentemente diverse da quelle che si vedono dai filmati in cui appare l'uomo con il casco qualche minuto prima dell'aggressione a Musy. Furchì "ha le mani molto grandi", ha detto il suo avvocato, "mentre i guanti che si vedono nel video erano piccoli e da donna".

La difesa non si è giocata solo la carta delle mani troppo grosse, ma anche quella dei piedi. "L'uomo del video - hanno commentato ancora gli avvocati Pittelli e Ferrara al termine dell'udienza - portava il 41 o il 42, mentre Furchì porta il 43". "La cosa evidente - hanno aggiunto - è che l'indagine non offre un meccanismo indiziario che può arrivare dall'unico fatto noto, ossia che Furchì alle 7.30 del 21 marzo 2012 era certamente in via Garibaldi 13, all'individuazione del fatto ignoto. Tutto il resto è un collegamento di tipo puramente congetturale".

CHI E' FRANCESCO FURCHI'

Per promuovere la scarcerazione di Furchì sono state tirate in ballo anche le consulenze che hanno dato gli ingegneri del Politecnico e i medici legali. "Quella degli ingegneri - sostengono - ha un margine di approssimazione di più o meno 15 centimetri, quindi di fatto si tratta di dati inconsistenti. Per quanto riguarda quella dei medici legali, Furchì non ha nessun valgismo, mentre l'uomo del video ha una zoppia evidente".

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