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San Salvario: "Ecco perchè l'ordinanza fa acqua da tutte le parti"

All'interno dell'ordinanza "taglia orari" emessa su San Salvario vi sono numerose incongruenze che hanno fatto scattare, da parte dei gestori dei locali, l'idea di chiedere il ricorso al Tar per sospendere il provvedimento

"Abbiamo deciso di chiedere l'annullamento dell'ordinanza perchè, a nostro dire, risulta decisamente contraddittoria". Esordiscono così Francesco Dal Piaz e Francesco Russo, gli avvocati che hanno messo mano all'ordinanza "taglia orari" di San Salvario per chiederne la sospensione degli effetti.

"Si tratta di un provvedimento fondato sull'urgenza di intervenire per fronteggiare un danno alla salute pubblica, generato in questo caso dall'esposizione acustica elevata- ci spiegano i legali - urgenza che, tuttavia, non abbiamo riscontrato".

Alla base dell'ordinanza emessa dal sindaco Piero Fassino, infatti, vi è il diritto alla quiete pubblica, più volte lamentato dagli stessi residenti di San Salvario: lamentele che, di fatto, hanno fatto scattare l'ordinanza.

Come ci spiegano gli avvocati dello studio Dal Piaz, tuttavia, i rilievi dell'Arpa fatti nel quartiere e che hanno riscontrato il superamento dei decibel previsti dalla normativa vigente, sono datati alla primavera del 2013. "Sulla base di questi rilievi viene meno il presupposto dell'urgenza - affermano i legali -. Infatti l'amministrazione comunale aveva tutto il tempo di rimediare al fenomeno adottando altre strategie".

La questione dell'urgenza e del superamento dei limiti acustici, tuttavia, rappresenta solo la punta dell'iceberg, poichè l'ordinanza "taglia orari" evidenzierebbe, in sé, molteplici altre incongruenze.

Una di queste - ci spiegano - è data dal fatto che tutte le attività commerciali devono obbligatoriamente cessare la loro attività entro le ore 24.00. Quando il motivo dell'ordinanza è dato dal perpetrarsi degli schiamazzi della movida fino a tarda notte, resta difficile pensare come tali esercizi possano, di fatto, contribuire a generare o incrementare il fenomeno del disturbo della quiete pubblica. "Ricordando che esiste una normativa nazionale che liberalizza gli orari del commercio - ci spiegano i legali dello studio Dal Piaz - limitare gli orari di librerie o boutiques a San Salvario rappresenta per questi solo un danno senza alcun fine". Pur non somministrando bevande alcoliche, infatti, tali esercizi risultano seriamente danneggiati dal provvedimento.

L'ennesima grande incongruenza che rende, di fatto, decisamente impraticabile l'ordinanza è insita nella somministrazione di bevande dalle ore 2.00 alle ore 3.00 unicamente all'interno del locale: "Impedire ad un privato di uscire dalle mura con in mano una bevanda non è nient'altro che sequestro di persona - ci spiegano gli avvocati -. In casi come questi il gestore privato non ha alcun potere". Anche qui, pertanto, resta da capire come debbano intervenire le forze dell'ordine nel momento cui si verificano episodi di questo tipo.

Quanto alla restrizione del provvedimento solo nel quartiere di San Salvario, più volte lamentata dagli stessi gestori, non vi è dubbio per i gestori: si tratta di disparità di trattamento, poichè essendo un provvedimento amministrativo, dovrebbe coinvolgere anche le altre situazioni analoghe presenti in Città, come quelle che si verificano nelle zone del Quadrilatero e di Vanchiglia.

Questi e molti altri i motivi alla base del ricorso che i legali presenteranno al Tar per sospendere gli effetti di un'ordinanza che "fa acqua da tutte le parti".

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