Morto per una puntura di vespa: il suo datore di lavoro rischia due anni di carcere

"Non avrebbe dovuto essere da solo"

immagine di repertorio

Due anni di carcere. E' la pena richiesta a fine marzo 2018 dal pm Giuseppe Drammis della procura di Ivrea per la morte di Davide Zangara, 44enne di Gassino Torinese morto nel giugno 2014 per la puntura di una vespa dietro a un orecchio mentre sistemava alcuni lampioni a Brozolo.

A rischiare la condanna per omicidio colposo è il datore di lavoro dell'uomo, un imprenditore italiano di 46 anni residente a Monteu Roero, difeso dagli avvocati Valentina Sandroni e Stefano Campanello. Secondo l'accusa, infatti, la procedura prevedeva che a svolgere quel lavoro dovessero essere due persone. La seconda, in sostanza, avrebbe potuto chiamare i soccorsi e salvare Zangara, che invece era da solo e morì per choc anafilattico.

Secondo il consulente di parte civile nel processo, inoltre, la vittima, che lasciò moglie e due figli piccoli (rappresentati in aula dagli avvocati Paola Giusti e Luigi Chiappero), non era consapevole delle conseguenze che avrebbe potuto avere la puntura di insetto. Quando fu punto, riuscì a scendere dal lampione e a mettersi alla guida del furgone aziendale alla disperata ricerca di una farmacia. La sua agonia, però, durò pochissimo.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 11 maggio 2018 dal giudice monocratico Ludovico Morello.

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