Addio a Ugo e al suo amore per gli sport di montagna. Il sopravvissuto: "Ondata è stata imprevedibile"

Morto mentre discendeva un torrente

Ugo Peroglio, morto travolto dall'onda anomala a 55 anni

Almeno due comunità, quelle di Rivarolo Canavese, dove abitava attualmente, e Rocca Canavese, dove aveva abitato a lungo, piangono Ugo Peroglio, il 55enne rimasto ucciso domenica 24 maggio 2020 in un incidente mentre percorreva il rio Piantonetto, a Locana, con la tecnica del canyoning (discesa di torrenti a corpo libero con muta, imbrago e corde).

Tutti coloro che lo hanno conosciuto sanno del suo amore per la montagna e per tutti gli sport che sono connessi ad essa: alpinismo, sci, canoa, bicicletta e altre discipline tra cui appunto il canyoning. Aveva giocato anche a calcio a lungo della Rivarolese, in tutte le squadre del settore giovanile fino alla prima squadra. Di professione faceva il giardiniere e in questo periodo abitava a Locana a casa di amici.

Il ricordo degli amici: "Un burbero di buon cuore"

"Oggi - dice un residente di Rocca Canavese - la nostra comunità si stringe per l'ultimo saluto e piangere con la famiglia e amici il caro Ugo Peroglio prematuramente mancato. Coraggioso e forte, forte anche di quel coraggio che pochi hanno, che gli permetteva di fermare tutto e scendere per abbracciare il grande faggio. Sicurame il più grande amante della natura e profondamente sensibile a tutte le sue forme ed espressioni. Natura beffarda che, con l'opera dell'uomo, lo ha rapito. Spericolato ma non irresponsabile. I nostri padri grandi avversari politici non avrebbero mai condiviso nulla l'uno dell'altro, anche solo per principio, noi invece amici facevamo cose insieme, questa è la forza degli amici che condividono le stesse passioni ed emozioni. Proprio da amico lo voglio immaginare tra i campi elisi ad accarezzare le spighe di grano e difenderle per non essere recise dal raccolto".

"Purtroppo - aggiunge un suo compagno di canyoning - oggi scompare uno di noi! Ugo Peroglio, organizzatore di diversi raduni nella sua valle dell'Orco "Orco Canyon" che gli valsero l'appellativo di orco del canyon. Ugo era un pò cosi, un pò orco, rustico, tagliato con l'accetta, e proprio l'accetta era tra l'altro uno dei suoi strumenti di lavoro, ma ci piaceva così un pò burbero ma di buon cuore! Amico di tutti coloro avevano piacere di fare canyoning assieme a lui, senza troppi fronzoli ne tecnicismi astrusi aveva un suo stile di progressione che lo distingueva. Dopo alcuni anni di difficoltà personali si ere riuscito a rimettere in piedi ed indossare nuovamente la muta per tornare in quei luoghi che lo rendevano veramente felice, i canyon! Sull'accaduto tanto e poco si potrebbe dire ma nulla cambierebbe il fatto che Ugo non c'è più... Quindi io dico ciao ad Ugo sono contento di averti conosciuto".

Il sopravvissuto all'incidente: "Eravamo preparati e attrezzati"

Umberto Mantelli era con Ugo Peroglio quando è avvenuto l'incidente, ma è riuscito a salvarsi. In un post su Facebook fa "qualche precisazione per dovere di cronaca e rispetto nei confronti della vittima". Le riportiamo integralmente.

"1) Nè io nè Ugo eravamo su un'imbarcazione, in quanto l'attività di canyoning si pratica a corpo libero con l'utilizzo di muta, imbrago e corde, con lo scopo di percorrere a piedi/nuoto/calandosi il corso del torrente. 2) Sia io che Ugo eravamo dotati di tutta l'attrezzatura di sicurezza necessaria per la pratica di tale attività e Ugo conosceva perfettamente il percorso in quanto scoperto ed attrezzato da lui stesso qualche anno fa. 3) Fino a pochi secondi prima dell'incidente il torrente non era in piena, anzi era in condizioni perfette per la pratica dell'attività, valutate sia da me che da Ugo prima di cominciare il percorso. 4) L'ondata di piena che ci ha travolto e non ha purtroppo lasciato scampo a Ugo è stata improvvisa e imprevedibile, in quanto creata dall'apertura meccanica repentina delle condotte fluviali presenti svariate centinaia di metri a monte della nostra posizione. 5) La portata del torrente è infatti diminuita solo molte ore dopo, grazie all'intervento dei carabinieri che hanno sollecitato l'impianto a monte per chiudere le condotte. 6) Il corpo di Ugo é stato recuperato a valle, trascinato dalla corrente, e non a metà percorso, dal soccorso alpino in collaborazione con il nucleo sommozzatori del Saf che hanno effettuato un intervento perfetto, anche se ormai inutile. 7) L' allarme è stato lanciato da me, dopo essere fortunatamente riuscito a uscire dal torrente e a raggiungere il punto di partenza dove una coppia di escursionisti, che ringrazio, mi ha prestato i primi soccorsi. 8) Non sono quindi avvenute le ricerche della mia persona da parte dei soccorsi, in quanto al loro arrivo ero già tornato al punto di partenza. 9) Infine tengo a sottolineare che Ugo ieri mattina era lucido e in forma oltre a essere in possesso di una lunga esperienza nell'attività di canyoning, ed aveva più e più volte solcato quel percorso in passato; nè io nè lui ci siamo quindi avventurati nel tragitto in modo sprovveduto o poco calcolato".

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L'inchiesta giudiziaria: le ipotesi di eventuali responsabilità

Il pm Chiara Molinari della procura di Ivrea ha aperto un fascicolo sulla vicenda, in quanto vuole verificare se vi siano state responsabilità nella vicenda della morte di Ugo Peroglio. In particolare, cercherà di verificare se vi siano state mancanze sia da parte del gruppo di canyonisti nel segnalare la loro presenza, ma anche se vi siano state mancanze della società che gestisce la diga a monte del rio Piantonetto nel causare l'apertura della chiusa che ha provocato l'onda anomala risultata fatale allo sportivo. L'ipotesi di reato è omicidio colposo a carico di ignoti.

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