Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Crocetta / Corso Re Umberto, 33

La triste vita di Mostafà, il senzatetto di Torino che aveva perso tutto ed era finito in strada

Fatali i problemi di alcolismo

Mostafà Hait Bella aveva 59 anni

Una vita annegata in una bottiglia, un incidente, un lavoro perduto e una malattia che forse non ha voluto curarsi (o quantomeno non è riuscito) come avrebbe dovuto. C'è tutto questo dietro alla morte di Mostafà Hait Bella, il marocchino di 59 anni trovato morto nella mattinata di ieri, lunedì 8 febbraio 2021, nel déhors del bar Caffetteria del Re di corso Re Umberto a Torino.

Era arrivato a Torino nel 1992 dopo che, in Marocco, aveva perso la moglie e i figli piccoli in un incidente. Aveva fatto il vivaista a Pecetto Torinese e poi l'ambulante, vendendo fiori, con un banco al mercato di via San Secondo a Torino. Sembrava essersi integrato anche se, a poco a poco, l'alcol aveva preso il sopravvento. E ha mandato a rotoli la sua vita.

Una decina di anni fa con la sua Fiat Uno, che gli era indispensabile per lavorare, era rimasto coinvolto in un incidente con il tram 4. Aveva perso la vettura per sempre e poi era stato costretto a cedere licenza per pagarsi i debiti. Di lì a breve era rimasto anche senza casa e aveva iniziato a vivere in strada. Si faceva aiutare anche se non chiedeva l'elemosina. Non sopportava i dormitori e preferiva trovare rifugio nella notte in strada o, appunto, nei déhors coperti dei bar.

Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi mesi, tant'è che dopo Natale era stato ricoverato all'ospedale Mauriziano. Era stato dimesso ma non stava bene. E anche nella serata di domenica, quando un'amica gli ha dato l'ultimo piatto di minestra della sua vita, aveva detto di non sentirsi in forma, anche se non voleva tornare in ospedale.

Ora il triste epilogo. Il pm Ciro Santoriello della procura di Torino, che ha aperto il fascicolo per l'accaduto, sembra intenzionato a chiuderlo in fretta, non essendoci estremi di reato, e non ha disposto l'autopsia. I suoi amici del mercato di via San Secondo, che ancora ricordano quando lavorava di fianco a loro, sono disposti a pagare il rimpatrio della salma. In Marocco aveva sette fratelli, da cui andava ogni volta che riusciva a mettere insieme i soldi per il viaggio. Li avrebbe raggiunti prossimamente.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La triste vita di Mostafà, il senzatetto di Torino che aveva perso tutto ed era finito in strada

TorinoToday è in caricamento