rotate-mobile
Cronaca

Morto a Torino Ruggero Perugini: fu il capo della 'squadra antimostro' a Firenze

Aveva ipotizzato il serial killer unico

Addio a Ruggero Perugini, l'investigatore della 'Sam', la squadra antimostro che dette la caccia al 'killer delle coppiette' che insanguinò la campagna fiorentina dal '68 al 1985. L'ex capo della squadra mobile di Firenze si è spento nella mattinata di ieri, martedì 16 novembre 2021, a 75 anni, a Torino, dove risiedeva.

Perugini era nato a Roma il 2 settembre del 1946. Dopo l'università fece parte del corpo dei carabinieri e nel 1975 entrò in polizia. Specializzatosi a Modena in criminologia clinica e perfezionatosi all'Accademia FBI di Quantico in Virginia, diresse la squadra antimostro dal 1986 al 1992. I suoi più stretti collaboratori furono il maresciallo Pietro Frillici e l'appuntato Antonello Scanu. Ha poi vissuto a Washington dove ha svolto la funzione di ufficiale di collegamento tra l'FBI e la DIA.

Il capo della Sam divenne noto al grande pubblico quando lanciò il famoso 'appello' al mostro di Firenze, durante una trasmissione televisiva che ripercorreva i duplici omicidi. "Io non so perché, ma ho la sensazione che tu in questo momento mi stia guardando e allora ascolta - disse il 4 febbraio 1992 al microfono l’allora capo della squadra mobile - La gente qui ti chiama mostro, maniaco, belva, ma in questi anni credo di avere imparato a conoscerti, forse anche a capirti e so, so che tu sei soltanto il povero schiavo, in realtà, di un incubo di tanti anni fa che ti domina. Tu sai come, quando e dove trovarmi, io aspetterò".

Perugini è sempre stato convinto, al pari dell'allora procuratore capo Pierluigi Vigna, della colpevolezza del Pacciani o, quantomeno, del suo diretto coinvolgimento nella vicenda del cosiddetto 'mostro di Firenze'. Fu lui, insieme ai suoi agenti, a trarre fuori dall'orto del Vampa il famoso bossolo inesploso che divenne 'prova regina' al primo processo Pacciani, quello che si concluse con la condanna all'ergastolo del contadino di Ampinana.

La maxi perquisizione nella casa e nell'orto andò in scena dal 27 aprile all'8 maggio 1992. Alle ore 17:45 del 29 aprile Perugini rinvenne una cartuccia per pistola calibro 22 long rifle, con impressa sul fondello la lettera "H", inesplosa e recante segni di un precedente inceppamento.

Secondo Perugini, non c'era alcun 'secondo livello', nessun mandante. Per l'investigatore la forte caratterizzazione sessuale dei delitti, con manipolazione delle scene del crimine, conduceva inesorabilmente all'ipotesi del serial killer unico. Nè vi erano evidenze che richiedessero la presenza di più persone sui luoghi dei delitti.

Tranne forse per l'ultimo, quello degli Scopeti, probabilmente compiuto nella notte tra il venerdì 6 e il sabato 7 settembre 1985 ma scoperto soltanto lunedì 9 settembre e 'cristallizzato' nelle carte processuali alla data dell'8 settembre. Data, quella dell'8 settembre, che "inguaiò" Pacciani, sprovvisto di alibi.     

Perugini fu sentito durante il processo a Pietro Pacciani il 23 maggio ed il 13 e 15 giugno del 1994. Un mese dopo, nel luglio del 1994, pubblicò con Mondadori "Un uomo abbastanza normale". Quindi fu nuovamente sentito durante il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti il 16 gennaio 1998.

Sul caso che segnò la sua vita professionale, una volta in un'intervista disse: "Sono circa venticinque anni che studio criminologia, vent’anni che faccio questa professione e per giunta mi sono specializzato con lode in criminologia clinica con una ricerca sui delitti sessuali. Con tutto ciò, al mio primo contatto con questa indagine mi sono sentito un bambino nel bosco".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Morto a Torino Ruggero Perugini: fu il capo della 'squadra antimostro' a Firenze

TorinoToday è in caricamento