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Stroncato da infezione dopo operazione al femore, la figlia: "Vi racconto come è morto mio padre"

Secondo quanto emerge dai risultati dell'autopsia, l'anziano sarebbe morto in seguito a un'infezione fatale. La figlia: "Troppe ombre nei presidi ospedalieri, voglio andare a fondo in questa storia"

"Non accetto che mi si dica che mio padre la sua vita l'aveva già fatta e che è andata bene anche così". Sono piene di rabbia le parole di Laura Bertolazzi, figlia dell'uomo di 92 anni che lo scorso settembre è morto a causa di un'infezione dopo una degenza durata circa quattro mesi a seguito di una banale operazione per la rottura del femore. Una degenza che, a detta della figlia, è stata un vero e proprio "calvario".

L'uomo, che è stato ricoverato all'ospedale Maria Vittoria in seguito a una caduta che gli ha provocato la frattura del femore, godeva di ottime condizioni di salute: "Di lì a breve saremmo dovuti partire per Dubai - racconta Laura -. Mio padre, nonostante l'età, era un uomo vispo e pieno di vita". Secondo il racconto della figlia, il calvario inizia già al pronto soccorso dove Mario attende due giorni prima di essere sottoposto all'intervento. Dopo l'operazione - tecnicamente riuscita - cominciano i primi problemi: "Mio padre è stato riempito di morfina, vomitava feci e aveva lo stomaco completamente gonfio - racconta Laura -. Dopo una prima diagnosi che aveva riscontrato una perforazione intestinale ho preteso una Tac dalla quale è emerso che i medici si erano sbagliati e che mio padre era stato colpito da un blocco intestinale".

La situazione, tuttavia, peggiora col passare del tempo, tanto che i medici temono che a Mario restino pochi giorni di vita: "Mi hanno detto che non c'era più nulla da fare - continua Laura - e che alla fine, per l'età di mio padre, non si poteva pretendere molto di più".

Quella che pareva essere una sentenza definitiva, tuttavia, si rivela soltanto un falso allarme: Mario sopravvive, ma la sua interminabile degenza all'ospedale Maria Vittoria continua tra un'infezione e l'altra. La più grave quella da Klebsiella, il cui batterio può essere trasmesso, nei pazienti ospedalizzati, attraverso macchine per la ventilazione artificiale o attraverso il contatto tra persone. Dopo alcuni mesi di degenza e un ulteriore intervento alla gamba già operata a causa di un improvviso gonfiore, il padre di Laura viene giudicato dimissibile e mandato a casa. Le sue condizioni, tuttavia, peggiorano ulteriormente e, trasportato d'urgenza al San Luigi di Orbassano, l'anziano muore nel settembre del 2014, circa quattro mesi dopo il suo primo ricovero al Maria Vittoria, il presidio ospedaliero dove, secondo la figlia, si è verificata l'infezione che ha determinato il decesso del padre: "L'hanno dimesso senza neppure un antibiotico e i risultati dell'autopsia parlano chiaro: mio padre è morto a causa di un'infezione".

La battaglia di Laura ha portato all'apertura di un'indagine presso la procura della Repubblica di Torino, affidata al pubblico ministero Avenati Bassi, ma minaccia di spingersi oltre: "Abbiamo ipotizzato il reato di omicidio colposo a seguito di determinate inosservanze e superficialità da parte del personale medico - spiega l'avvocato della figlia, il legale Aldo Perla -. Al momento non è stata elevata alcuna imputazione. Saranno le perizie effettuate dalla stessa procura a chiarire se vi siano state delle responsabilità da parte di chi ha prestato soccorso alla vittima".

Anche se è trascorso quasi un anno dalla morte del padre Laura - che solo in questi giorni ha potuto raccontare l'accaduto - vuole giustizia: "Ci sono troppe ombre nelle strutture sanitarie. Sono rimasta sconvolta dall'operato del personale medico. Voglio andare a fondo in questa storia".

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