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Striscione appeso all'ostello

Striscione appeso all'ostello

Torinese perde la vita in un incidente in Australia: "E' morto per colpa dell'Italia"

Giuseppe era un ragazzo solare, pieno di vita e di speranza per il futuro. Ce lo racconta la cugina, arrabbiata per una morte incomprensibile, così lontano da casa, durante un'esperienza bellissima che gli avrebbe cambiato la vita

Morire lontano da casa, praticamente dall'altra parte del mondo per una tragica fatalità o un casuale errore umano. E' quello che è successo a Giuseppe Di Marco, il ragazzo torinese di 23 anni che, insieme ad alcuni suoi compagni di lavoro e di casa, è deceduto in un tragico incidente sulla superstrada Bruce Highway, in località Home Hill, in Australia. Tre i morti, due i feriti in uno schianto che, secondo l'ispettore di polizia Roger White di Townsville, ha ancora molti punti da chiarire.

Eppure l'idea che Giuseppe sia morto dall'altra parte del mondo, durante un'esperienza che, comunque, avrebbe cambiato la sua vita, è difficile da accettare, specie per i famigliari. "Era un ragazzo pieno di vita - ci racconta Laura, la cugina - e con tanta voglia di costruirsi un futuro vicino alla sua famiglia. Diplomato e sfruttato dall'Italia ha preso la decisione di partire per un'esperienza nuova, un'esperienza che gli avrebbe cambiato la vita".

Sono tanti, infatti, i giovani che decidono di recarsi all'estero per trovare un po' di forrtuna, specie in Australia, dove vi possono rimanere per due anni con il permesso Working-Holiday. Una tendenza aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, a causa della crisi e della carenza di lavoro qui in Italia. "A tempi molto lunghi tornerà a casa dalla sua famiglia e dai suoi cari - continua Laura - ma senza quel sorriso stampato in faccia anche quando andava tutto male. Tornerà da noi, ma morto. Morto per colpa dell'Italia che non ci tutela come avrebbe dovuto fare. Colpa dell'Italia che non gli ha dato la possibilità di stare vicino alle persone che lo amavano".

La morte, già difficile da accettare, diventa ancora più dura quando le condizioni sono così incomprensibili e lontane. Sull'auto a bordo della quale viaggiava Giuseppe c'erano altri quattro giovani italiani che il torinese aveva conosciuto all'ostello in cui soggiornava: tutti ragazzi pieni di vita e fiduciosi nei confronti del futuro, tanto da affrontare una distanza abissale dai propri cari, pur di farcela. I cinque stavano tornando da una lunga giornata di lavoro nei campi a raccogliere frutta quando il conducente ha perso il controllo della vettura che si è ribaltata più volte prima di finire contro un palo.

"Lo sentii qualche giorno prima della sua morte. Mi disse che aveva una missione - conclude Laura -. Guadagnare qualcosa per aver una vita più degna. Il suo motto era tornare nella sua terra. Aspettavamo solo il suo ritorno vittorioso. Eccolo qua il suo ritorno. Invece di manifestare felicità c'è solo tanta tristezza. Non è morto solo lui, ma tutti noi. Grazie Italia". 

I ragazzi dell'ostello in Australia dove soggiornavano i giovani coinvolti nell'incidente hanno voluto ricordarli con uno striscione: "Insegnate agli angeli come pickare".

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