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Domenica, 23 Gennaio 2022
Cronaca Coazze

Due comunità piangono Filippo Falotico, ucciso nel crollo a soli 20 anni: le gru e i rally erano la sua vita

Lascia il papà da cui aveva imparato il mestiere, la mamma un fratello e tanti compagni di avventure

Filippo Falotico, il 20enne morto nel crollo della gru in via Genova a Torino la mattina di sabato 18 dicembre 2021, si divideva tra il capoluogo piemontese, dove abitava con la famiglia, e Coazze, dove avevano una seconda casa e conosceva un po' tutti. Entrambi hanno proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali. Quel giorno avrebbe dovuto "finire presto", come aveva scritto sui social e avrebbe dovuto prepararsi per la sua grande passione, i rally: ieri avrebbe dovuto correre come navigatore a Moncalieri a bordo della sua Fiat Cinquecento appositamente allestita per competizioni di questo tipo. Quell'auto, invece, è rimasta senza un padrone e anche il pilota è rimasto senza il compagno di mille avventure. "Non puoi andartene così... - scrive quest'ultimo -. Domani passo a prenderti alla solita ora e vieni con me in pista... Perché siamo rimasti così. Da me non te ne andrai mai... Perché sei come un fratello. Sei sempre stato l'unico a supportarmi in ogni mia cosa... Sappiamo solo noi cosa abbiamo condiviso insieme. Non riesco ancora a capacitarmi di tutto questo, stamattina ti chiamavo per sapere quando trovarci oggi... E ora mi lasci così? Ti voglio bene Filippo Falotico domani ti allaccio la cintura e mi raccomando, dammi qualche pacca di incoraggiamento come hai sempre fatto ad ogni mia gara... E come farai per sempre al mio fianco".

Falotico aveva imparato il mestiere di addetto alle gru anche su grandi altezze dal papà Domenico, titolare di una piccola impresa del settore. Lascia anche la mamma e un fratello maggiore. Chi lo conosceva dice che aveva un'attenzione maniacale per le regole, proprio affinché potesse lavorare in sicurezza. A chi gli chiedeva se avesse paura a lavorare così in alto rispondeva di non preoccuparsi proprio per questo. Stava progettando un viaggio a Laurenzana, in Basilicata, paese di cui è originaria la famiglia del padre, utilizzando un camioncino scassato che aveva acquistato da un paio di settimane e che, come al solito, aveva in programma di rimettere a nuovo.

Il ricordo di uno dei suoi amici

"La sua macchina non vedrà più le mani del suo proprietario - scrive su Facebook uno dei suoi amici -. Il cofano anteriore foderato con pellicola effetto fibra di carbonio ha ancora disegnati i pittogrammi lasciati dagli amici. Ho parlato con Filippo, diverse volte, quando in garage del condominio trafficava sulla sua auto. Non troppo tempo fa aveva sostituito i cerchioni equipaggiati di gomme estive che sbordavano tre dita fuori dai parafanghi. Con quelli neri, e pneumatici termici che vedete in foto. Uno dei quali, non tiene la pressione. Infatti è sgonfio. La Cinquecento è quasi sempre ferma, nella rimessa condominiale di Coazze. Auto progetto, un costante work in progress. Che piano piano vede miglioramenti ed upgrade. 'Bella macchinina' ho sempre pensato. E in qualche modo ho sempre visto con un po' di tenerezza un ragazzo giovane di soli 20 anni che gioca con le macchine che noi, più vecchi, abbiamo sognato da nuove. Quando si spendevano gran soldoni per comprarle in concessionario. Erano sempre in tre amici, a volte quattro. Arrivavano giù in garage con le loro macchine che parcheggiavano nei posti vuoti dei condomini che non vivono qui se non d'estate. Trafficavano, ridevano. Appunto, l'ultima volta erano insieme, cric, chiave, e via a montare le invernali. La Cinquecento è lì, ferma. Come sempre, in attesa del po' di tempo libero per poter essere presa e rimaneggiata. Tempo che probabilmente non era molto. Il lavoro con buona probabilità assorbiva parecchio Filippo. La piccoletta Fiat senza interni attenderà invano la mano del suo appassionato proprietario. Ragazzo simpatico, lo avevo conosciuto quando scaricando il mio pick-up con scritto sul cassone 'totalmente incivile' avevamo scambiato qualche parola. Era rimasto colpito dalla mia scritta sulla macchina. Poi qualche altra parola durante le sue operazioni di upgrade in garage. Non entro nel merito dell'incidente di Via Genova. Ma il lavoro, la necessità di lavorare si è portato via un giovane pieno di vita, e di cose da fare in futuro. Uno di noi, un ragazzo che avremmo potuto incontrare in un raduno, o una manifestazione. Con la sua macchina chiassosa, fatta in casa, alla vecchia maniera. Che la terra ti sia lieve, ragazzo!".

Le indagini sulla tragedia: sembra escluso il cedimento del terreno sotto la gru

Le indagini sul crollo sono coordinate dal pm Giorgio Nicola della procura di Torino, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo a carico di ignoti. Al momento tutto quanto raccolto sembra escludere che vi sia stato un cedimento del terreno sotto la gru (mentre ancora non è escluso che questo sia avvenuto sotto l'autogrù che la stava montando). I sostegni alla base, infatti, sono stati trovati spezzati di netto dal crollo ma non si sono mossi. Potrebbe trattarsi naturalmente anche di un errore umano in fase di montaggio, naturalmente di nessuna delle tre vittime che si trovavano in cima alla gru e che, al massimo, avevano fornito qualche indicazione via radio al manovratore.

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