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In attesa dell'autopsia una certezza: "Elia non è morto per l'altitudine"

Lunedì sarà fatta l'autopsia sul corpicino di Elia, il bambino di otto mesi morto dopo diversi arresti cardiaci in montagna. Il professor Vigo ha escluso che c'entri l'altitudine, forse una malformazione congenita

Ha fatto rapidamente il giro di tutti i media la notizia della morte di Elia, il bambino di otto mesi che il giorno di Ferragosto si era sentito male mentre si trovava con i genitori a quota 3.000 metri, al Rifugio degli Angeli, in Valgrisenche. Il piccolo subito dopo il malore era stato portato d'urgenza in elicottero prima all'ospedale di Aosta, quindi - viste le condizioni gravissime - all'ospedale pediatrico Regina Margherita. Ma non è riuscito a superare la notte per le conseguenze lasciate dai ripetuti infarti.

Sulle cause che hanno portato al decesso del piccolo non si è ancora fatta chiarezza. Inizialmente si credeva fosse colpa dell'altitudine. Ipotesi però non confermata dai medici, secondo cui l'adattamento ad all'altitudine è alla portata anche dei bimbi appena nati.

I diversi arresti cardiaci potrebbero essere stati causati da una malformazione congenita, di cui neppure i genitori erano a conoscenza, oppure per una qualsiasi altra ragione contingente, come per esempio la sua postura durante il sonno. Le ipotesi sono state formulate anche da Alessandro Vigo, uno dei maggiori esperti italiani di morti in culla, che lavora nella clinica pediatrica dell'Università di Torino. Però, come specificato, rimangono per il momento solo ipotesi in attesa dell'autopsia, programmata per lunedì.

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