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Aborto, Viale: "Gli altri farmaci possono avere effetti cardiaci, non la RU486"

"All'Ospedale Sant'Anna di Torino sono 5.128 le donne che hanno assunto la Ru486, 429 in questi primi mesi del 2014. La Ru486 ha rivoluzionato tempi e modalità degli aborti"

Il ginecologo Silvio Viale può essere considerato il padre dell'introduzione della pillola abortiva RU486 in Italia. Dopo il caso sospetto del decesso avvenuto all'ospedale Martini, che ha visto la morte di una giovane donna poche ore dopo l'assunzione di prostaglandina, il tema è tornato d'attualità. Ma è lo stesso Viale a chiedere che non vengano fatte strumentalizzazioni. "Questa tragica fatalità dovrebbe indurre ad abbassare il tono delle polemiche antiabortiste e favorire la creazioni di servizi specialistici adeguati per le interruzione volontarie di gravidanza dove le donne possano avere le migliori informazioni e i migliori trattamenti. Purtroppo i rischi di eventi eccezionali sono inevitabili e non rassicura di certo che siano inferiori a quelli che si corrono con la gravidanza".

"All'Ospedale Sant'Anna di Torino sono 5.128 le donne che hanno assunto la Ru486, 429 in questi primi mesi del 2014 - spiega Silvio Viale -. La Ru486 ha rivoluzionato tempi e modalità degli aborti del secondo trimestre e reso meno traumatico l'aborto senza l'intervento chirurgico". Difende la terapia il ginecologo piemontese, ricordando come il mifepristone sia regolarmente autorizzato dall'Aifa anche per le interruzione volontaria di gravidanza chirurgiche del primo trimestre e gli aborti terapeutici del secondo trimestre.

Sotto accusa, secondo Viale, ci sono gli altri farmaci, ma non la pillola RU486. "Possono avere effetti cardiaci la prostaglandina in primo luogo, già individuata come responsabile di decessi e complicazioni cardiache, ma anche l'antidolorifico (ketorolac) ampiamente utilizzato off-label in gravidanza e l'antiemorragico (metilergometrina) utilizzato in Italia di routine in quasi tutti gli aborti in ospedale e a domicilio. Anche la gravidanza di per se e' un fattore di rischio".

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