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Immagine di repertorio

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Rifugiati, a Torino i funzionari Ue per smaltire le pratiche di 79 persone

Si tratta di eritrei e siriani, quasi tutti vogliono andare a vivere in nord Europa

Sono a Torino, nell'ufficio immigrazione della questura, e ci resteranno fino a venerdì i funzionari dell'Easo, l'European Asylum Support Office, organo dell'Unione Europea che supporta gli Stati che la compongono e che sono sottoposti a una particolare pressione di flussi migratori.

E' chiamato, con l'aiuto di mediatori culturali, a vagliare le posizioni di 79 rifugiati eritrei e siriani ospitati a Torino (e di altrettanti provenienti dalle altre province piemontesi) che hanno fatto quasi tutti domanda di spostarsi in nord Europa dove li aspettano familiari che già vivono lì.

Si tratta di famiglie che hanno acquisito automaticamente lo status di rifugiato politico in quanto nei Paesi d'origine c'è la guerra.

Tra loro c'è una mamma eritrea con quattro bambini: il marito vive già in Norvegia, ha spiegato a funzionari, e lei non vede l'ora di raggiungerli.

Solo una famiglia delle 79, composta da papà, mamma e tre bambini, anche loro eritrei, ha chiesto di rimanere a vivere in Italia.

Dallo scorso luglio soltanto un altro nucleo familiare ha chiesto di fare altrettanto.

Accanto al lavoro straordinario dedicato ai profughi che hanno acquisito lo status di diritto continua, a Torino come nelle altre città, quello delle commissioni ordinarie e, conseguentemente, della magistratura: nell'ultimo anno sono arrivati nel capoluogo piemontese circa 4mila immigrati (si parla di una media di 332 al mese, con punte più alte nei mesi estivi), le cui domande sono quasi sempre respinte.

A quel punto scattano i ricorsi e un lungo iter giudiziario che porta gli stranieri a fermarsi qui in attesa che la loro posizione venga definita con precisione.

Il lavoro delle commissioni che valutano le posizioni è lungo e faticoso: solo oggi si stanno valutando i casi di coloro che sono arrivati lo scorso novembre.

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