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Cucine da 'incubo', Molinette al primo posto: ristorazione al collasso

Il sistema di aspirazione non è sufficiente per far fronte ai fumi esalati dai 5mila pasti al giorno che vengono preparati. Le stoviglie sono lavate a mano a causa del malfunzionamento dei macchinari

Quando si dice "cucine da incubo". In questo caso non siamo in un programma televisivo, nè in un retrobottega di periferiria, ma nei locali di ristorazione delle Molinette di Torino dove si preparano circa 5mila pasti al giorno per gli ospedali Molinette, Regina Margherita e Sant'Anna. A gestire il servizio è All Foss Srl, subentrata dallo scorso primo novembre.

A segnalare lo stato di "degrado" delle cucine che di fatto offrono pranzo e cena a migliaia di pazienti è la consigliera grillina di Palazzo Lascaris Stefania Batzella a seguito di un sopralluogo effettuato proprio presso i locali di ristorazione della struttura ospedaliera. "I lavoratori sono costretti a operare in condizioni non certo ottimali - afferma Batzella -. Il sistema di aspirazione non è sufficiente per far fronte ai fumi e il lavaggio delle stoviglie deve essere effettuato interamente a mano visto il non funzionamento dei macchinari preposti".

La situazione vacilla anche per i dipendenti, sul filo del rasoio. La società All Food Srl, ancora prima di subentrare, avrebbe già chiesto la cassa in deroga, successivamente rifiutata dalla Regione Piemonte per vizio di forma. Ora vorrebbe la mobilità per 67 dipendenti, che in altre parole significa licenziamento comuncato ufficialmente negli scorsi giorni. Il tutto dipenderebbe da un'ipotetica riorganizzazione del servizio in concomitanza con una richiesta ai lavoratori di un'ulteriore disponibilità di ore.

"Questi sono gli effetti dell’affidamento di appalti al massimo ribasso da parte delle aziende sanitarie - continua Batzella -. Un sistema malato, le cui conseguenze vengono pagate solo dai pazienti e dai lavoratori. I primi usufruiscono di un servizio scadente, i secondi pagano sulla propria pelle i risparmi effettuati dall’Asl. Sindacati e lavoratori All Food avevano già chiesto un incontro in Consiglio regionale, rifiutato dal Partito Democratico".

Non solo cucine da incubo, ma anche pasti sprecati e una quantità di avanzi da far drizzare i capelli che finisce nella spazzatura. Secondo un recente studio, infatti, un terzo del cibo somministrato ai pazienti in ospedale finisce nella pattumiera. Un risultato allarmante perchè con gli scarti che finiscono nei cassonetti si potrebbero sfamare oltre 600 abitanti dell'Africa centrale. In termini economici stiamo parlando di circa 2,6 milioni di euro che vanno perduti. L'avanzo più sprecato resta il pane, il cui 55, 8 per cento del totale non viene consumato e finisce nei rifiuti: analogo discorso anche per i contorni. Meglio i primi e i secondi dove gli sprechi scendono al 42,3 per cento mentre sono i dessert a essere più graditi i cui scarti si fermano al 36,6 per cento.

"La Giunta regionale e l’assessore alla Sanità Saitta devono intervenire al più presto. Basta gare affidate seguendo la pessima logica del massimo ribasso. Saitta aveva più volte promesso un interessamento, ma alle parole non sono ancora seguiti i fatti- conclude Batzella -. Saitta e Chiamparino si riempono la bocca con faraonici progetti sul Parco della Salute ma, ad oggi, non riescono nemmeno a garantire un dignitoso servizio pasti negli ospedali".

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