Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Emergenza abitativa, a Torino diminuiscono gli sfratti: - 5% nei primi 6 mesi del 2015

Sotto Palazzo Civico, proprio in occasione del dibattito in Sala Rossa, gli attivisti di Terra del Fuoco e "Via Asti liberata" hanno allestito una mensa con tanto di tavoli e pasti caldi

Mensa improvvisata a Palazzo Civico

Formula di housing in via Brenta in una struttura utilizzata dagli operai del Passante ferroviario e immobili ceduti alla Città, ma non ancora riqualificati dai privati. Sono queste le soluzioni abitative che Palazzo Civico ha individuato - dopo l'approvazione di una delibera firmata dagli assessori Tisi, Passoni e Lubatti - per far fronte all'emergenza abitativa. Un'emergenza su cui la Città sta investendo molto: oltre 5 milioni di euro, tra fondo per il sostegno alla locazione e aiuti economici, oltre al Fondo "Salvasfratti" che ammonta a 1,4 milioni di euro e al fondo comunale e regionale per morosità incolpevole degli inquilini delle case popolari che di milioni di euro ne conta 3,5.

"Per quanto riguarda il Piano Freddo, quest’anno abbiamo investito 800mila euro (quasi 200mila euro in più rispetto al 2014), non solo per i dormitori comunali, ma anche per attivare percorsi di accompagnamento, centri diurni, mense, educativa diurna e notturna - ha affermato l'assessore alle Politiche Sociali Elide Tisi -. Siamo la Città che per prima ha creato l’Agenzia metropolitana Locare (300 soluzioni quest’anno) e, grazie anche al Consiglio Comunale, abbiamo istituito un Fondo 'Salvasfratti', ora diventato misura nazionale".

Secondo Palazzo Civico, per ciò che attiene all'emergenza abitativa, si registrerebbe un'inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi: -5% di sfratti per morosità nei primi sei mesi di quest'anno, in controtendenza con i dati dal 2009 in avanti. Nel primo semestre del 2014 erano, infatti, 2265, nel primo semestre del 2015 "solo" 2143.

Intanto, proprio mentre in Sala Rossa si stava svolgendo il dibattito sull'emergenza abitativa, a pochi passi, proprio sotto il Municipio, decine di attivisti dell'associazione Terra del Fuoco e della neonata associazione "Via Asti liberata", hanno allestito una vera e propria mensa, con tanto di tende per proteggersi dal freddo, plance, piatti di plastica e pasti caldi. Su alcuni striscioni sono apparse, inoltre, le scritte "La fame non si sgombera" e "Cercavi giustizia, trovAsti Fassino". Secondo gli abitanti dell'ex caserma di via Asti, da aprile fino al giorno dello sgombero, sono stati serviti 9mila pasti. "Chi ha fame mangia tutti i giorni anche con il portone di via Asti chiuso - afferma Oliviero Alotto, presidente di Terra del Fuoco -. Il sindaco, invece di incontrare i manifestanti per ascoltare le loro ragioni ha chiamato il questore chiedendo di intervenire. Torino ha confermato di avere una Giunta comunale che si blinda dentro al palazzo e che crede di poter governare il dissenso utilizzando scudi e manganelli".

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