Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Visite a domicilio mai fatte ma rimborsate, indagati per truffa 29 medici dell'Asl

Sono state riscontrate gravi irregolarità su 64 dei 65 pazienti per i quali era stato avviato tale programma di assistenza a domicilio. I medici dovranno rispondere di truffa ai danni dello Stato e falso ideologico

L'ospedale Martini rientra tra le strutture dell'Asl TO1

Si sarebbero fatti rimborsare visite mediche in realtà mai eseguite: per questo 29 medici di famiglia dell'Asl TO1 risultano ora indagati per truffa ai danno dello Stato e falso ideologico.

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo e delle Compagnia urbane di Torino hanno perquisito abitazioni e notificaro gli avvisi di garanzia a carico delle persone iscritte nel registro degli indagati. La prolungata indagine ha evidenziato un diffuso ricorso ad anomale ADP (Assistenze Domiciliari Programmate) da parte dei medici a favore di pazienti ricoverati, di pazienti non aventi titolo ma ignari di essere formalmente assistiti e di pazienti effettivamente aventi titolo, ma mai visitati a domicilio, con addebito dei costi al Servizio Sanitario Nazionale. L’assistenza domiciliare ai pazienti prevede la corresponsione al medico di 75 € una tantum, più 18,90 € per ogni visita a domicilio.

Gli accertamenti si sono concentrati in particolare sulle 17 residenze sanitarie dell'Asl TO 1 e sui medici che avevano aperto pratiche per le assistenze domiciliari. Il riscontro ha sentenziato gravi irregolarità: su 64 dei 65 pazienti per i quali era stato avviato tale programma di assistenza a domicilio.

Inoltre, i controlli presso le residenze sanitarie assistenziali hanno fatto emergere la carenza o la totale assenza di “medici strutturati” (ce ne dovrebbero essere uno ogni 20 pazienti, selezionati con graduatoria pubblica). Questo ha determinato un costo esorbitante per il Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci, in quanto i medici di medicina generale, i quali - in mancanza dei “medici strutturati”  - assistono a domicilio, prescrivono farmaci in “ricetta rossa”, che i pazienti acquistano come privati in farmacia e non ricevono tramite farmacia ospedaliera, dove costerebbero di meno all’Erario.

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