Cronaca

"Questa è la verita sull'incidente in cui è morto mio figlio Matteo"

Parla Annamaria Palummeri, la madre di Matteo Abbona, morto il 3 giugno

Sono passate tre settimane dall'incidente in corso Massimo D'Azeglio in cui ha perso la vita Matteo Abbona, di 21 anni. Annamaria Palummeri, la madre di Matteo, nonostante il dolore ancora, e per sempre, vivo, chiede verità e giustizia: "Tutti gli articoli riferiti all’incidente di Matteo - ci racconta  - riportano notizie non veritiere in quanto, non c’è nessun pirata della strada scappato ma una persona che ha attraversato corso Massimo da Via Tiziano, non fermandosi e uccidendo mio figlio Matteo. Immediatamente gli è stata sequestrata la macchina, una Megane, e ritirata la patente. L'uomo F.S. 71 anni, di Grugliasco, secondo le testimonianze, ora in mano al Magistrato, una dell’autista del Pullman e l’altra resa da un carabiniere in pensione, non ha dato la precedenza, effettuando una manovra molto azzardata".

Matteo studiava Giurisprudenza, voleva fare domanda per l'Accademia, amava le moto (e il gruppo di motociclisti e amici lo ricorderà nelle prossime settimane in una giornata speciale), lavorava per pagarsi gli studi. Il 3 giugno procedeva con ogni probabilità a velocità moderata in sella alla sua moto prima dell'impatto. Lo confermano, ci dice la madre, i guanti, i pantaloni, il casco di Matteo: quasi nessun graffio. Annamaria Palummeri ritiene doveroso che gli organi di stampa forniscano la versione dell'incidente corrispondente a quanto realmente successo. Per un motivo ben preciso: "Una frase, detta dalla persona che ha provocato l'incidente, riportata sui verbali, mi ha molto scossa: "Ora mi tocca pagarlo per morto". Per un tragico scherzo del destino mezz'ora prima dell'incidente Matteo Abbona aveva detto a un'amica di essere favorevole alla donazione degli organi. In onore a Matteo, che con un gesto di enorme umanità ha donato i suoi organi a persone in pericolo di vita, la madre chiede che sia raccontata tutta la verità: ovvero che un uomo ha guidato con leggerezza, e ha causato la morte di Matteo e della sua famiglia. La voce di Annamaria è spezzata dal dolore e allo stesso tempo decisa come solo quelle delle madri sanno esserlo: "Bisogna sensibilizzare gli automobilisti a guidare con coscienza per non distruggere vite umane. Ma so che chi ha ucciso mio figlio non andrà mai in carcere".

Annamaria Palummeri ha contattato l’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi) per organizzare incontri volti a sensibilizzare le persone alla donazione degli organi, e giovedì prossimo, sarà ospite in una televisione locale "dove dirò come sono avvenuti in realtà i fatti smentendo gli articoli usciti riguardanti Matteo". Credo che debba essere reso onore a Matteo, per non definirlo il solito motociclista che muore. Matteo è stato ucciso dalla irresponsabilità di un uomo di 71 anni che non ha avuto rispetto. Questa persona non si è fatta viva, nemmeno in forma anonima, con me, manifestandomi un minimo di sensibilità". Ora in corso Massimo angolo via Tiziano c'è un lenzuolo-striscione degli amici di Matteo, ma presto sarà sostituito da una piccola scultura. E Annamaria continuerà la sua quotidiana battaglia per raccontare a tutti che dietro a quel freddo titolo di giornale, dietro a quel "motocilista morto", c'era un ragazzo di 21 anni che affrontava la vita con cuore ed entusiamo.

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