Cronaca

Torino diversa da Roma: niente anagrafe per i matrimoni gay

Il Sindaco di Torino, Piero Fassino, non trascriverà all'anagrafe i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero. Lo ha detto in Sala Rossa. Però aprirà una sezione sul registro delle coppie di fatto

La discussione in Sala Rossa sui matrimoni omosessuali contratti all'estero non porterà Torino a forti gesti mediatici come successo nelle scorse settimane a Roma, Milano e Bologna. Il Sindaco Piero Fassino ha invece accolto l'invito ricevuto da una mozione approvata dal Consiglio comunale, che chiede a lui e alla sua Giunta di individuare le modalità idonee all’iscrizione degli atti di matrimonio celebrato all’estero tra persone dello stesso sesso, e creerà una seconda sezione sul registro delle coppie di fatto dedicata a questi ultimi.

Lo scopo è quello di rendere evidente una situazione che di fatto è già esiste. L'iscrizione delle coppie composte da persone dello stesso sesso, che hanno contratto un vincolo riconosciuto all’estero, non comporterà un'equiparazione alle coppie sposate, quindi non ci saranno quei pieni diritti e doveri che solo un matrimonio può dare. "Se una legge ad hoc è la soluzione migliore si tratta poi di capire, oggi, come gestire questo tema nelle more di una legge che dovrà venire - ha spiegato Fassino -. A me pare che si possa affrontare la questione in questo modo: persone dello stesso sesso che hanno contratto matrimonio o altra forma di vincolo sancito dalla legge in un altro Paese, per quello che ci riguarda sono una coppia di fatto. Perché vivono una condizione di convivenza riconosciuta ufficialmente in altro Paese ma non in Italia. Quindi, siccome la città di Torino ha adottato da tempo un registro per le coppie di fatto con un’unica sezione - ha aggiunto -, una soluzione ragionevole sarebbe quella di crearne una seconda, dedicata all’iscrizione delle coppie composte da persone dello stesso sesso, che hanno contratto un vincolo riconosciuto all’estero. Con lo scopo di renderne evidente la situazione".

La proposta del primo cittadino non ha convinto tutti i consiglieri. Qualcuno, come il grillino Vittorio Bertola, vorrebbe che ci fosse una trascrizione  delle unioni all'anagrafe e ricorda a Fassino come la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo abbia stabilito da tempo che le unioni tra persone dello stesso sesso sono un diritto. "Una legge sarebbe utile ma già oggi, sentenze alla mano è legale trascrivere i matrimoni. Se il Sindaco dice di no alla trascrizione dei matrimoni, in realtà non vuole".

Fassino ha concluso il lungo dibattito sulla questione evidenziando nuovamente la necessità di una legge al riguardo affinché non vengano prese decisioni precarie, transitorie o che possano contravvenire a principi attuali della legislazione.

Il voto ha poi dato ragione a Silvio Viale, primo firmatario della mozione, con 18 voti a favore e 13 contrari. La mozione approvata richiama tra gli altri i precedenti del Regolamento per il riconoscimento delle unioni civili approvato dal Consiglio comunale torinese nel 2010, l’articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che, riconoscendo ai cittadini dello stesso sesso il diritto di sposarsi, ne fa titolari del diritto a vedere riconosciuta la validità del loro matrimonio in tutti i paesi dell’Unione europea e numerose sentenze e ordinanze di tribunali italiani assimilabili al medesimo principio.

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