Corso Regio Parco: il polo universitario alla Manifattura Tabacchi?

Mercoledì si è parlato della possibilità in sesta circoscrizione in un consiglio aperto al pubblico. E' dal 1996 che se ne parla, ma continua a rimanere solo un'ipotesi

Manifattura Tabacchi polo universitario? La risposta di Salvatore Coluccia, vice-rettore dell’Università degli studi di Torino. Si è tenuto lo scorso mercoledì alla sede della sesta circoscrizione il sesto consiglio aperto al pubblico degli ultimi quindici anni per decidere della sorte della storica Manifattura Tabacchi di corso Regio Parco. “Sesto e ultimo”, dicono alcuni, gli stessi che qualche tempo fa parlavano di “quinto e ultimo”, e così via. Fin dal 1996 si prospetta la possibilità di fare della Manifattura un polo universitario, e molte sono state le proposte avanzate nel corso del tempo, arrivando a coinvolgere la gran parte delle facoltà dell’Università di Torino. Il progetto più recente riguarda la ricollocazione delle magistrali del SUISM (Scuola Universitaria Interfacoltà di Scienze Motorie, ex ISEF), ma l’iniziativa sembra tardare a prendere il volo, e ancora una volta non si è sentito un “sì” definitivo.

Alla luce dell’incontro di mercoledì Salvatore Coluccia, professore di Chimica fisica e vice-rettore dell’Università, risponde a chi lo accusa di temporeggiare: “Da anni seguo gli sviluppi attorno alla Manifattura Tabacchi, e con le autorità sono sempre stato onesto: l’Università non occuperà mai l’intera area, è necessario che la circoscrizione trovi altri partner. Noi stiamo già facendo molto, e siamo gli unici che hanno attuato un vero investimento: abbiamo trasferito nell’edificio il nostro Archivio Tesi, gestiamo un museo, e tutti gli anni nella sede di corso Regio Parco si svolgono le immatricolazioni dell’Ateneo. Ma noi non possiamo essere l’unico interlocutore, anche se possiamo essere un decisivo fattore di sviluppo”.

A chi sostiene che la Manifattura sia stata lasciata da parte a favore di altre aree, come quella di Grugliasco e quella di Leinì, attuale sede delle triennali del SUISM, Coluccia replica: “se su tre progetti di sviluppo regionale l’unico bocciato dalla Regione stessa è quello della Manifattura Tabacchi c’è un problema, e bisogna discuterne insieme. Non è nostro interesse lo sviluppo urbanistico di un’area, noi dobbiamo formare studenti. Gli stessi studenti” dichiarerà più tardi “hanno un forte potere decisionale, sedendo in Senato Accademico, nel Consiglio d’Amministrazione e nei vari consigli di facoltà. Conoscono il bilancio, ed insieme dobbiamo valutare questioni non solo economiche, ma anche formative e di sicurezza”.

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Eppure l’Università ha un indiscusso valore politico all’interno della città di Torino, una città in cui, a differenza di molti altri casi, non si trova un campus universitario ma una serie di edifici che ospitano le varie facoltà. “L’organizzazione degli atenei italiani è diversa da quelli anglosassoni” spiega il vice-rettore, “e Roma con la Sapienza— costruita in epoca fascista — è solo un’eccezione. L’Università di Torino è parte integrante della città, e impulso dello sviluppo di alcune aree, e questo ci rende uno dei più importanti imprenditori in Torino. Qualche anno fa c’è stata la proposta di creare un’area universitaria alla Mandria o alle Vallere, ma l’idea è stata scartata. Quel che stiamo cercando di fare oggi è creare quattro o cinque poli universitari, per evitare la frammentazione e al contempo promuovere la riqualificazione di aree urbane degradate: uno di questi è proprio la Manifattura Tabacchi”.

Rimane perciò il dilemma di quale sarà il futuro della Manifattura di corso Regio Parco: l’Università continuerà ad avere il suo peso, ma questo non basta. Alcuni consiglieri circoscrizionali avanzano la proposta, che verrà vagliata in un nuovo incontro il 3 novembre, di lasciare spazio all’edificazione di palazzi, altri suggeriscono di fare dello stabile una centro polisportivo, cavalcando l’onda dello spostamento del SUISM, altri ancora propongono provocatoriamente di utilizzarlo per ampliare il cimitero, prendendo due piccioni con una fava. Il risultato? Ve lo diremo dopo il settimo “e ultimo” consiglio aperto.

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