Maltrattamenti e pacche proibite, condannato l'ex presidente dell'associazione delle auto storiche

Ma il caso è molto complicato

Una delle esposizioni di auto storiche organizzate dall'Asi

Il tribunale di Torino ha condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, Roberto Loi, 76enne ex presidente dell'Autoclub storico italiano (Asi, che organizza varie rassegne sul tema delle auto storiche), accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della sua segretaria. La sentenza è stata pronunciata giovedì 9 gennaio 2020 dai giudici presieduti da Diamante Minucci.

Il caso è estremamente complicato. La procura riteneva che non ci fossero elementi per procedere contro Loi in fase di indagini, in fase di udienza preliminare e anche nel corso del processo in particolare perché la querela fu presentata molto dopo l'accaduto e quindi non ci sarebbe la procedibilità. Il pm Lisa Bergamasco, per questa ragione, aveva chiesto prima l'archiviazione, poi il proscioglimento (il giudice Roberto Corato, però, aveva disposto l'imputazione coatta) e infine l'assoluzione dell'imputato. Secondo i giudici (sia in fase preliminare, sia in fase processuale), invece, la particolare posizione della vittima sarebbe stata del tutto equiparabile a quella di un familiare (e a questo punto i reati diverrebbero procedibili d'ufficio e quindi perseguibili indipendentemente dalla querela tardiva).

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Secondo il racconto della donna, una 45enne assistita dall’avvocato Alberto Pantosti Bruni, gli episodi (tra cui alcune pacche che configurano appunto il reato di violenza sessuale) si protrassero per sei anni, dal 2008 al 2014. La dipendente, che fu licenziata, vinse anche una causa di lavoro contro l'Asi. L'avvocato Fulvio Gianaria, che ha difeso Loi nel procedimento, ha annunciato ricorso in appello sostenendo che ci siano tutti i presupposti per arrivare all'assoluzione.

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