Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca Bertolla / Lungo Stura Lazio

Rom: quando la politica della tempesta lascia il tempo che trova

Dopo l'evacuazione dell'accampamento Rom di Lungo Stura Lazio, una dichiarazione del leghista Cavallotto ha fatto molto discutere, portandosi dietro molte polemiche

Dopo l’evacuazione, questa domenica, dell’accampamento Rom di lungo Stura Lazio, la voce dei politici su un argomento tanto delicato non poteva mancare. È una succulenta opportunità per l’opposizione di infliggere un pericoloso scacco all’amministrazione di Fassino, cogliendo la palla al balzo per proporre, come fa il parlamentare leghista Davide Cavallotto, un’identificazione di tutti gli irregolari residenti nei tre insediamenti lungo la Stura. Frase preconfezionata, seguita da un’altrettanto preconfezionata risposta di Della Seta del PD: “Chi come Cavallotto non è capace di provare solidarietà e pietà verso esseri umani costretti a vivere in condizioni di grande disagio e ulteriormente provati dal maltempo, è semplicemente un pover'uomo”.

Elettori, animo in pace: l’opinione pubblica è stata accontentata, anche se la realtà, ovviamente, è cosa ben diversa. A un botta e risposta che sfocia in un ennesimo nulla di fatto, si contrappone la vera situazione del campo nomadi: “non è successo niente” dicono alcuni abitanti dell’accampamento, “domenica il livello del fiume si è alzato, abbiamo corso qualche rischio, ma niente di più. Lunedì siamo tornati e tutto ha ripreso ad andare come prima”. Una donna aggiunge “sono stati momenti brutti, la pioggia era forte e il livello del fiume alto. Siamo stati sgombrati per qualche ora, ma poi siamo tornati, e ora quel che è successo è solo un brutto ricordo”.



Lo sgombero di cui parla Cavallotto, insomma, non è nulla di definitivo o duraturo nel tempo, a dire il vero non si tratta nemmeno di uno sgombero. Per questo è paradossale la dichiarazione di Ricca, coordinatore del Movimento Giovani Padani di Torino, che dice “ingiusto che in momenti di emergenza le risorse cittadine debbano essere mobilitate per loro e non per le famiglie italiane che corrono altrettanti rischi”, e non presenta –ovviamente-  il conto delle esigue spese di denaro e forze impiegate per dei semplici non elettori.

Mentre la voce della politica di rione risuona nelle nostre orecchie, la realtà viaggia su un binario parallelo a quello della speculazione, incassa il colpo e va avanti come prima. Come ogni mattina gli abitanti del piccolo ghetto urbano di lungo Stura Lazio danno segni della loro presenza, alcuni fumi s’innalzano nella pioggia dai camini delle baracche, ed inizia la processione di uomini, donne e bambini che attraversano il ponte Amedeo VIII verso il centro della città. Noncuranti, o forse ignari, della rombante voce di chi parla di loro senza nemmeno sapere chi siano, “loro”.

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