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Cronaca Pozzostrada / Corso Trapani, 95

Mafie al Nord: il tempo della sottovalutazione è ampiamente scaduto

La mafia c'è ed esiste nelle ricche terre del Nord ed il tempo della sottovalutazione è ampiamente scaduto. Sottovalutare oggi la sua presenza significa esserne in qualche modo complici

Affrontare un problema sviscerando ogni sua sfaccettatura è il modo migliore per avere delle risposte pronte. Per questo le 500 persone provenienti da tutta Italia, radunate venerdì e sabato alla Fabbrica delle “e” a Torino, sono tornate a casa avendo tra le mani un bagaglio di informazioni di rara utilità. Perché quando si parla di criminalità organizzata i fattori che entrano in discussione sono molteplici e spesso opposti. E il contributo di tante persone consapevoli è il modo migliore per togliere terreno sotto i piedi all'avanzata delle mafie. Dalla capacità di intimidire ed assoggettare a quella di fare gruppo, dalla violenza più animale all'aspetto culturale, dai legami con la politica alla propensione a fare  impresa.

Mafie al Nord, seminario organizzato da Libera, ha fornito agli iscritti, grazie alla relazione di 45 esperti della materia, una gamma di conoscenze utili a formare una coscienza civica capace di reagire contro la mafia. I nomi che si sono susseguiti sul palco raccontano la profondità di riflessione messa sul tavolo della discussione: Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia, Francesco Forgione, Anna Canepa, Gianni Barbacetto, Marco Vitale e molti altri. Tra i ragionamenti portati, Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha sottolineato la vicinanza di questo fenomeno nella nostra quotidianità insistendo su un punto cruciale, spesso sottovalutato: “Quando la Democrazia è debole, la mafia si rafforza”. Ciotti è partito da questa riflessione per commentare l'attualità della politica bollando “inaccettabile” il ddl intercettazioni. Nel seminario questo tema ha avuto risalto ed è stato affrontato ripetutamente.

I magistrati presenti, su tutti Caselli e Ingroia, hanno bocciato nettamente il provvedimento, sia per quanto riguarda gli aspetti investigativi che per quelli relativi al ruolo di informazione dei giornalisti. E in una due giorni dal titolo “Mafie al Nord”, la presenza della criminalità organizzata è stata valutata nel suo complesso. I numeri portati per dipingere lo stato delle cose raffigurano uno scenario allarmante: a Nord del Po si concentra l' 11% del totale dei beni confiscati in Italia ed il primato tocca alla Lombardia. Il riciclaggio, favorito dalla florida economia di questa terra, trova sponda facile nel Settentrione: nel 2010 gli intermediari finanziari hanno trasmesso alle autorità  36mila segnalazioni di operazioni sospette,  il 47% delle quali provengono dalle regioni del Nord. Un territorio facilmente colonizzato da una mafia diventata liquida, capace di insidiarsi in settori spesso considerati lontani dalla penetrazione mafiosa.


La mafia c'è ed esiste nelle ricche terre del Nord ed il tempo della sottovalutazione è ampiamente scaduto. Sottovalutare oggi la sua presenza significa esserne in qualche modo complici. Anche la politica ha trovato spazio all'interno della discussione. Piero Fassino, Giuliano Pisapia e Marta Vincenzi. Torino, Milano e Genova. Tre piazze italiane che ben conoscono la presenza delle mafie, su tutte la 'ndrangheta. Pisapia, alle prese con i colossali lavori pubblici per l'Expo 2015 ha raccontato l'opera che sta cercando di tessere per portare a Palazzo Marino una commissione antimafia, composta da politici e tecnici. All'esperienza milanese e dopo la sollecitazione di Luigi Ciotti, Piero Fassino ha espresso la volontà di voler proporre al Consiglio Comunale l'istituzione di una commissione analoga anche a Torino, recentemente teatro dell'Operazione Minotauro, in grado di far affiorare lo strapotere della 'ndrangheta nel capoluogo piemontese e nella sua provincia.

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